Commento di Hortulanus alla Tavola di Smeraldo - Traduzione dal latino

Con un'introduzione sulla storia del commento

Tavola di Smeraldo

Tavola di Smeraldo

Illustrazione della Tavola di Smeraldo, tratta dal libro Amphitheatrum Sapientiae Aeternae di Heinrich Khunrath, anno 1609.
Tavola di Smeraldo
Illustrazione della Tavola di Smeraldo, tratta dal libro Amphitheatrum Sapientiae Aeternae di Heinrich Khunrath, anno 1609.

Quello di Hortulanus è stato il più famoso e influente commento alla Tavola di Smeraldo del Medioevo. Le traduzioni in italiano e in inglese che finora si trovavano online sono però inclomplete e alquanto discutibili, motivo per il quale ho deciso di fare questa nuova traduzione, direttamente dal latino. Il testo originale è tratto dal De Alchimia, una raccolta alchimica stampata per la prima volta nel 1541, lo stesso libro nel quale è stata stampata per la prima volta anche la Tavola di Smeraldo. Dato però che mi piace fare le cose fatte bene, ho deciso di aggiungere a questo articolo anche una breve storia sia del commento di Hortulanus che della stessa Tavola di Smeraldo. E non solo: ho deciso infatti di inserire anche la versione originale in arabo della Tavola di Smeraldo, così da poterla confrontare con le sue traduzioni in latino e in italiano. Infine ho aggiunto varie note al commento di Hortulanus nelle quali ho cercato sia di dare un'idea del contesto fiosofico nel quale si è sviluppato, sia qualche spunto per chi ha occhi per vedere. Devo ammettere che nello scrivere questo articolo mi sono divertito parecchio, motivo per il quale spero che ne seguiranno anche altri simili. Se apprezzi i nostri articoli considera di fare una donazione allo PsyClub per supportare il nostro lavoro. Buona lettura.

Indice

Al-Lawḥ al-Zumurrud: testo arabo e traduzione

Quello che segue è il testo in arabo della Tavola di Smeraldo, in arabo al-Lawḥ al-Zumurrud (لوح الزمرد). Dato che non conosco l'arabo, per questa traduzione mi sono fatto aiutare dall'IA. Il seguente testo pertanto contiene: 1) una versione "normalizzata" del testo del Kitāb sirr al-ḫalīqa attribuito a Balīnūs (trattandosi di testi manoscritti, esistono diverse versioni, in genere comunque molto simili tra loro), 2) la traslitterazione scientifica (sistema accademico standard) e 3) la traduzione letterale in italiano del testo, fatta dall'IA.

بسم الله الرحمن الرحيم
Bismi llāhi r-raḥmāni r-raḥīm
Nel nome di Dio, il Misericordioso, il Clemente.

قال بلينوس الحكيم: هذا ما قاله هرمس في لوحه الزمردي:
Qāla Balīnūs al-ḥakīm: hāḏā mā qālahu Hirmis fī lawḥihi z-zumurrudī:
Disse Balīnūs il sapiente: questo è ciò che disse Ermete nella sua Tavola di smeraldo:

حقٌّ يقينٌ لا شكَّ فيه،
Ḥaqq(un) yaqīn(un) lā šakka fīhi,
Verità certa, senza dubbio in essa,

إنَّ الأعلى من الأسفل، والأسفل من الأعلى،
Inna l-aʿlā mina l-asfal, wa-l-asfal mina l-aʿlā,
In verità il superiore è dal (procede dal) inferiore, e l’inferiore è dal superiore,

عملُ العجائبِ من واحدٍ.
ʿAmalu l-ʿaǧāʾibi min wāḥid(in).
opera delle meraviglie da uno (solo).

وكما كانت الأشياءُ كلُّها من واحدٍ،
Wa-kamā kānat al-ašyāʾu kulluhā min wāḥid(in),
E come tutte le cose furono da uno,

بتدبيرِ واحدٍ،
bi-tadbīr(i) wāḥid(in),
per disposizione (ordinamento) di uno,

فكذلك وُلدت من هذا الشيءِ الواحدِ
fa-ka-ḏālika wulidat min hāḏā š-šayʾi l-wāḥid(i)
così allo stesso modo furono generate da questa cosa unica

بالتبنّي.
bi-t-tabannī.
per adozione (assunzione, appropriazione).

أبوه الشمسُ، وأمُّه القمرُ،
Abūhu š-šamsu, wa-ummuhu l-qamaru,
Suo padre è il Sole, e sua madre la Luna,

حملته الريحُ في بطنها،
Ḥamalat-hu r-rīḥu fī baṭnihā,
lo portò il vento nel suo ventre,

وربَّته الأرضُ.
Wa-rabbat-hu l-arḍu.
e lo nutrì (lo allevò) la Terra.

أبو الطلسمات،
Abū ṭ-ṭilasmāt,
Padre dei talismani,

وخازن العجائب،
wa-ḫāzin al-ʿaǧāʾib,
e custode delle meraviglie,

تامٌّ قوّتُه،
Tāmmun quwwatuhu,
completa è la sua potenza,

إذا صار تراباً.
iḏā ṣāra turāban.
quando diviene terra.

افصلِ الأرضَ عن النارِ،
Ifṣil al-arḍa ʿani n-nār,
Separa la terra dal fuoco,

واللطيفَ عن الكثيفِ،
wa-l-laṭīfa ʿani l-kaṯīf,
e il sottile dal denso,

برفقٍ وحكمةٍ.
bi-rifq(in) wa-ḥikma(tin).
con dolcezza e sapienza.

يصعدُ من الأرضِ إلى السماءِ،
Yaṣʿadu mina l-arḍi ilā s-samāʾ,
Sale dalla terra al cielo,

ثم ينزلُ إلى الأرضِ،
Ṯumma yanzilu ilā l-arḍ,
poi discende alla terra,

فيأخذُ قوّةَ الأعلى والأسفل.
fa-yaʾḫuḏu quwwata l-aʿlā wa-l-asfal.
e prende la potenza del superiore e dell’inferiore.

فبهذا تنالُ مجدَ العالمِ كلِّه،
Fa-bi-hāḏā tanālu maǧda l-ʿālam(i) kullihi,
E con ciò ottieni la gloria dell’intero mondo,

ويزولُ عنك كلُّ ظلامٍ.
wa-yazūlu ʿanka kullu ẓalām(in).
e si allontana da te ogni oscurità.

هذه قوّةُ القوى،
Hāḏihi quwwatu l-quwā,
Questa è la forza delle forze,

تغلبُ كلَّ شيءٍ لطيفٍ،
Taġlibu kulla šayʾin laṭīf(in),
che vince ogni cosa sottile,

وتدخلُ في كلِّ شيءٍ كثيفٍ.
wa-tadḫulu fī kulli šayʾin kaṯīf(in).
e penetra in ogni cosa densa.

على هذا خُلِقَ العالمُ.
ʿAlā hāḏā ḫuliqa l-ʿālam.
Su questo fu creato il mondo.

ومن هذا كانت العجائبُ
Wa-min hāḏā kānat al-ʿaǧāʾib
E da questo furono le meraviglie

التي عملُها هاهنا.
allatī ʿamaluhā hāhunā.
le cui operazioni sono qui.

ولذلك سُمِّيتُ هرمسَ
Wa-li-ḏālika summītu Hirmisa
E per questo fui chiamato Ermete

المثلّثَ بالحكمة،
al-muṯallaṯa bi-l-ḥikma,
il tre volte nella sapienza (il “trismegisto”),

لأنَّ لي ثلاثةَ أجزاءٍ
li-anna lī ṯalāṯata aǧzāʾ(in)
perché a me appartengono tre parti

من حكمةِ العالم.
min ḥikmati l-ʿālam.
della sapienza del mondo.

تمَّ ما قلتُه
Tamma mā qultuhu
È compiuto ciò che ho detto

في عملِ الشمس.
fī ʿamali š-šams.
sull’operazione del Sole.

Sulla Tavola di Smeraldo

La Tavola di Smeraldo è un testo che nasce nella letteratura ermetica araba medievale. La tradizione attribuisce la leggendaria paternità dello scritto ad Ermete Trismegisto [1], in arabo Hirmis al-Ṯalīṯ al-Ḥikma. La versione più antica ad oggi conosciuta si trova come appendice nel manoscritto del kitāb sirr al-ḫalīqa wa-ṣanʿat al-ṭabīʿa, ossia il libro del segreto della creazione e dell'arte della natura, spesso abbreviato in Sirr al-Khalīqa. Il libro è attribuito a Balīnūs, conosciuto anche come lo Pseudo-Apollonio di Tiana, ed è datato tra i secoli VIII e IX. L'opera è un trattato enciclopedico arabo sull'alchimia e la cosmologia di fondamentale importanza, il quale comprende anche una spiegazione della creazione dell'universo attraverso i quattro elementi.

Il Sirr al-Khalīqa è stato poi inglobato del Sirr al-asrār, ossia il Segreto dei Segreti, divenuto sussivamente famoso (nella versione latina) come Secretum Secretorum. Questo testo è un manuale enciclopedico che al tempo ebbe un grande successo: esso tratta una vastissima gamma di argomenti, tra cui etica, politica, astrologia, alchimia, medicina, alimentazione e fisiognomica. Il suo scopo era di fornire una guida completa per il sovrano, mescolando saggezza politica e scienze occulte. La versione completa che conosciamo oggi risale al X secolo, ma la sua storia inizia almeno cento anni prima: il testo infatti è una raccolta e un'elaborazione di vari altri scritti. Tra le sue righe si trovano le impronte della filosofia greca, della medicina siriaca, della sapienza persiana, e non solo. Il contenuto più filosofico-occulto del Sirr al-asrār deriva appunto dal Sirr al-Khalīqa, mentre il contenuto politico del Sirr al-asrār deriva dal Siyāsa al-ʿāmmiyya, ossia la Politica Generale, che è un trattato puramente politico-amministrativo più sobrio e specifico, nel quale si incontrano già ideologie greche, bizantine e iraniche.

Il Siyāsa al-ʿāmmiyya risale alla prima metà dell'VIII secolo (circa 730-740 d.C.) ed è un'opera è strettamente legata all'epoca del califfato omayyade e in particolare alla figura di Sālim Abū l-ʿAlāʾ (morto nel 743 circa), che fu segretario del califfo Hišām ibn ʿAbd al-Malik. Questo testo sembra riflettere il nascente interesse della corte di Damasco dell'epoca per la cultura greca, la quale fu utilizzata per dare una struttura burocratica e politica solida al vasto impero islamico. Sebbene sia presentato come una serie di lettere di Aristotele ad Alessandro Magno, gli studiosi ritengono che questo testo sia stato redatto proprio da Sālim Abū l-ʿAlāʾ. Sia il al-Siyāsa al-ʿāmmiyya, sia di conseguenza il suo ampliato successore, il sirr al-asrār, appartengono entrambi alla tradizione delle epistole pseudo-aristoteliche, insieme alle successive traduzioni in latino del sirr al-asrār.

Eviterò di approfondire l'argomento, ma credo sia interessante notare che qui siamo molto vicini, sia in senso filosofico-culturale che storico-geografico, sia ai Fratelli della Purezza e alla loro enciclopedia (redatta come una serie epistole anonime destinanete ai membri della confraternita), e sia, soprattutto, ai luoghi in cui visse e morì l'alchimista musulmano Jābir ibn Ḥayyān, nato all'incirca nel 721, a Ṭūs, Iran e morto all'incirca nel 815, ad al-Kūfa, Iraq, il quale è noto il latino come Geber e la cui influenza nella tradizione ermetico-alchimica è immensa.

La traduzione in latino del Sirr al-asrār che ha contribuito di più alla sua diffusione è stata fatta da Ugo di Santalla tra il 1145 e il 1151 circa, ed è stata anche una delle prime traduzioni in latino della Tabula, insieme a quelle di Giovanni da Siviglia (1140 ca.) e successivamente Filippo da Tripoli (1220-1230 ca.). Circa un secolo dopo la traduzione in latino di Ugo di Santalla un contemporaneo di Tommaso d'Aquino, ovvero Ruggero Bacone (1214 ca. - 1292), detto il Doctor Mirabilis, il quale frenquentò l'università di Parigi negli stessi anni di Tommaso, curò e commentò un'edizione del Secretum Secretorum (1260-1270 ca.) che ebbe una particolare importanza nella tradizione alchimica latina medievale. Nella sua edizione aggiunse un saggio introduttivo e vari commenti al testo, nei quali scrisse sia riflessioni personali che approfondimenti tecnici-pratici. Su Bacone troviamo scritto su Wikipedia che fu "Frate francescano, fu uno dei maggiori pensatori del suo tempo. Come filosofo della Scolastica, diede grande importanza alle osservazioni dei fatti e va considerato come uno dei padri dell'empirismo. Per certi aspetti può considerarsi uno dei rifondatori del metodo scientifico, ma non sono pochi i suoi collegamenti con l'occultismo e le tradizioni alchemiche" [2].

Sul Commento di Ortolano

Il commento di Ortolano è chiaramente stato redatto all'interno dell'ambiente culturale della filosofia scolastica medievale, molto probabilmente proprio l'ambiente in cui vissero anche d'Aquino e Bacone. Nel commento di Ortolano ritroviamo infatti sia la terminologia scolastica sia il suo tipico modo di comporre i discorsi, e quindi nella struttura del testo, nel quale la Tavola viene spiegata verso per verso, attraverso un'esposizione logica e tecnico-pratica. Alcuni dei concetti trattati e dei termini utilizzati dall'Ortolano sono analoghi a quelli di d'Aquino e di Bacone, nei quali traspare un pensiero di stampo Aristotelico-Tomista (riporterò alcuni esempi nelle note al testo). Teniamo comunque presente che Ortolano scrive il suo commento in un ambiente culturale dove l'autorità del frate domenicano Tommaso d'Aquino (1225 ca - 1274), principale esponente della scolastica medievale, era immensa. Ricordiamoci che Tommaso d'Aquino, detto il Doctor Angelicus, fu discepolo di Alberto Magno (1200 ca. - 1280), detto il Doctor Universalis, il quale è noto proprio per i suoi interessi nelle scienze naturali e alchimiche, e che entrambi insegnarono proprio a Parigi. Da ciò possiamo capire che non è certo un caso se in alcuni manoscritti medievali la Tabula Smaragdina, il commento di Hortulanus e parti del Secretum Secretorum sono copiati nello stesso codice, e ciò ci suggerisce che nel Medioevo questi scritti venissero letti proprio come testi complementari.

Il commento di Ortolano, o Hortulanus, appartiene quindi a questa continuità filologica che lega l'ermetica dell'antica grecia prima alla tradizione araba e successivamente a quella latina: come possiamo capire quindi questo testo ha delle radici filologiche secolari. Il Commentarium Hortulani super Tabulam smaragdinam inizia ad apparire intorno ai primi anni del XIV secolo (quindi appena dopo d'Aquino e Bacone). A quanto pare, il manoscritto più antico a noi pervenuto che attribuisce il commento ad Hortulanus è il Pal. Lat. 1328, della Biblioteca Apostolica Vaticana, datato tra il 1351 – 1400. Il commento di Ortolano sembra apparire quasi improvvisamente nella letteratura del XIV secolo in modo abbastanza diffuso: ciò suggerisce che il testo circolasse già nei decenni precedenti ai primi manoscritti conservati e che fosse quindi anche abbastanza conosciuto e apprezzato. Julius Ruska nel suo studio del 1926 sulla Tabula Smaragdina sostiene che l'Ortolano, collocato intorno al 1330, rappresenta il primo vero commento sistematico e indipendente alla Tabula prodotto nel mondo latino. Da quanto sappiamo infatti è abbastanza probabile che questo commento sia nato da una sistematizzazione di quelle che prima erano semplici note a margine della Tavola di Smeraldo, la quale prima del commento di Ortolano compariva soltanto in appendice al Secretum Secretorum, all'interno di un breve trattato di carattere magico-alchimico. Anche il commento stesso dell'Ortolano sembra aver subito un'evoluzione nel tempo, ossia da un'iniziale forma continua, o per capirci, qualche pagina di appunti, fino ad un commento più strutturato, diviso in capitoli, che passando per copisti e tipografi ha subito anche una "nobilizzazione umanista", che in generale ha reso il linguaggio un po' più dotto e più filosofico-simbolico, mentre nei primi manoscritti era più tecnico-operativo. Per fare un esempio, nei primi manoscritti avremmo potuto trovare frasi come: "per Sole si intende l'oro, che è caldo e secco; per Luna si intende l'argento vivo, che è umido e freddo. Pertanto, la nostra pietra è generata da questi due." Mentre nelle successive stampe lo stesso passo potrebbe essere stato: "il Sole è il padre, cioè l'oro splendente; la Luna è la madre, cioè l'argento vivo. Da questi due, come dal mare e dalla donna, è generato il figlio del Sole, che è la nostra nobilissima Pietra".

Al tempo molti alchimisti, prevalentemente a causa della sete di sangue del secolare totalitarismo cattolico preferivano rimanere anonimi. Nonostante ciò alcuni di loro, come Alberto Magno e d'Aquino, sono poi stati dichiarati santi e padri della chiesa. Specifico che ovviamente d'Aquino, a differenza di Magno, non si dedicava alla chimica, ma comunque era, seppur sotto il velo della cristianità, un filosofo di stampo sicuramente aristotelico, ma anche neoplatonico ed ermetico: si pensi, giusto per capirci, alle sue numerose citazioni dello Pseudo-Dionigi Areopagita, al suo commento al Liber de Causis, o ad opere come il De operationibus occultis naturae o il De mixtione elementorum. In tal senso oggi lo potremmo definire un "alchimista speculativo". E l'alchimia "speculativa", o meglio l'Ars Regia, è chiaramente quella che a filosofi come l'Ortolano, e a noi, interessa di più.

Comunque, anche riguardo all'identità del nostro Hortulanus non sappiamo nulla. Possiamo però fare delle ipotesi, in quanto su di lui abbiamo solo alcuni indizi contenuti nel testo. Il commento di Ortolano, pur derivando quindi da note e testi precedenti, si ipotizza essere stato composto e strutturato da un frate domenicano, probabilmente vicino all'ambiente dell'università di Teologia di Parigi, ovvero la Sorbona. Tale ipotesi nasce sia dal manoscritto Yale MS Latin 11212, datato al 1380 circa, nel quale l'Ortolano viene presentato come un "filosofo parigino", sia dagli indizi che ci fornisce il testo stesso. Uno degli indizi più importanti è inserito nella prefazione, nella quale l'Ortolano afferma di essere "avvolto nella pella Iacobina". Nel Medioevo infatti i frati dell'Ordine dei Predicatori, ovvero i Domenicani, erano chiamati anche Giacobini, specialmente in Francia. L'Ortolano, nel contesto del XIV secolo, definendosi Giacobino si sta probabilmente collocando geograficamente a Parigi, ossia proprio al centro dell'alchimia scolastica. Quella che sto qui riportando comunque sembra essere l'ipotesi più accreditata, ma non è l'unica, per non dilungarmi troppo però eviterò di trattare le altre.

Nel Medioevo, tra i vari commenti alla Tavola di Smeraldo (in genere latinizzata come Tabula Smaragdina), il commento di Ortolano è stato quello più famoso, più diffuso e più influente per l'alchimia europea, arrivando fino a filosofi come Paracelso e Newton. Nel 1541 per la prima fu pubblicato all'interno di una delle più importanti raccolte alchimiche dell'epoca: il De Alchimia.

Alchemiae Gebri Arabis Philosophi Solertissimi Libri

Frontespizio del De Alchimia, Johannes Petreius, edizione del 1545.
Alchemiae Gebri Arabis Philosophi Solertissimi Libri
Frontespizio del De Alchimia, Johannes Petreius, edizione del 1545.

La Tabula Smaragdina: testo latino e traduzione

Tabula Smaragdina Hermetis Trismegisti. περὶ χυμείας (perí chymeías). Incerto interprete.

Verba Secretorum Hermetis, quæ scripta erant in tabula Smaragdi, inter manus eius inuenta, in obscuro antro, in quo humatum corpus eius repertum est.

Verum sine mendacio, certum, & uerissimum. Quod est inferius, est sicut quod est superius. Et quod est superius, est sicut quod est inferius, ad perpetranda miracula rei unius. Et sicut omnes res fuerunt ab uno, meditatione unius. Sic omnes res natæ fuerunt ab hac una re, adaptatione. Pater eius est Sol, mater eius Luna. Portauit illud uentus in uentre suo. Nutrix eius terra est. Pater omnis telesmi totius mundi est hic. Vis eius integra est, si uersa fuerit in terram. Separabis terram ab igne, subtile à spisso, suauiter cum magno ingenio. Ascendit à terra in cœlum, iterumque descendit in terram, & recipit uim superiorum & inferiorum. Sic habebis gloriam totius mundi. Ideo fugiet à te omnis obscuritas. Hic est totius fortitudinis fortitudo fortis, quia uincet omnem rem subtilem, omnemque solidam penetrabit. Sic mundus creatus est. Hinc erunt adaptationes mirabiles, quarum modus hic est. Itaque uocatus sum Hermes Trismegistus, habens tres partes philosophiæ totius mundi. Completum est quod dixi de operatione Solis.

Traduzione [6]:

Tavola di Smeraldo di Ermete Trismegisto. Sulla chimica. Interprete incerto.

Le parole segrete di Hermes, scritte sulla Tavola di Smeraldo, ritrovata tra le sue mani, nella grotta oscura in cui fu trovato sepolto il suo corpo [7].

È vero senza menzogna, certo e verissimo. Ciò che è inferiore è come ciò che è superiore. E ciò che è superiore è come ciò che è inferiore, per compiere i miracoli di una cosa sola [8]. E come tutte le cose provengono da una, per la meditazione di uno, così tutte le cose sono nate da questa cosa sola, per adattamento. Suo padre è il Sole, sua madre la Luna. Il Vento la portò nel suo grembo. Sua nutrice è la Terra. Il padre di ogni telesma del mondo intero è qui. La sua forza è intera, se è rivolta in terra. Separerai la terra dal fuoco, il sottile dallo spesso, dolcemente e con grande ingegno. Ascende dalla terra al cielo, e ridiscende in terra, e riceve la forza del superiore e dell'inferiore. Così avrai la gloria del mondo intero. Perciò ogni oscurità fuggirà da te. Questa è la forza forte di ogni forza [9], perché vince ogni cosa sottile e penetra ogni cosa solida. Così fu creato il mondo. Da ciò deriveranno meravigliosi adattamenti, il cui metodo è qui. Per questo fui chiamato Ermete Trismegisto, avendo le tre parti della filosofia del mondo intero. Completo è ciò che ho detto sull'operazione del Sole.

Tabula Smaragdina Hermetis Trismegisti

De Alchimia, pagina 294.
Tabula Smaragdina Hermetis Trismegisti
De Alchimia, pagina 294.

La Tabula Smaragdina: testo latino e traduzione

Tabula Smaragdina Hermetis Trismegisti. περὶ χυμείας (perí chymeías). Incerto interprete.

Verba Secretorum Hermetis, quæ scripta erant in tabula Smaragdi, inter manus eius inuenta, in obscuro antro, in quo humatum corpus eius repertum est.

Verum sine mendacio, certum, & uerissimum. Quod est inferius, est sicut quod est superius. Et quod est superius, est sicut quod est inferius, ad perpetranda miracula rei unius. Et sicut omnes res fuerunt ab uno, meditatione unius. Sic omnes res natæ fuerunt ab hac una re, adaptatione. Pater eius est Sol, mater eius Luna. Portauit illud uentus in uentre suo. Nutrix eius terra est. Pater omnis telesmi totius mundi est hic. Vis eius integra est, si uersa fuerit in terram. Separabis terram ab igne, subtile à spisso, suauiter cum magno ingenio. Ascendit à terra in cœlum, iterumque descendit in terram, & recipit uim superiorum & inferiorum. Sic habebis gloriam totius mundi. Ideo fugiet à te omnis obscuritas. Hic est totius fortitudinis fortitudo fortis, quia uincet omnem rem subtilem, omnemque solidam penetrabit. Sic mundus creatus est. Hinc erunt adaptationes mirabiles, quarum modus hic est. Itaque uocatus sum Hermes Trismegistus, habens tres partes philosophiæ totius mundi. Completum est quod dixi de operatione Solis.

Traduzione [6]:

Tavola di Smeraldo di Ermete Trismegisto. Sulla chimica. Interprete incerto.

Le parole segrete di Hermes, scritte sulla Tavola di Smeraldo, ritrovata tra le sue mani, nella grotta oscura in cui fu trovato sepolto il suo corpo [7].

È vero senza menzogna, certo e verissimo. Ciò che è inferiore è come ciò che è superiore. E ciò che è superiore è come ciò che è inferiore, per compiere i miracoli di una cosa sola [8]. E come tutte le cose provengono da una, per la meditazione di uno, così tutte le cose sono nate da questa cosa sola, per adattamento. Suo padre è il Sole, sua madre la Luna. Il Vento la portò nel suo grembo. Sua nutrice è la Terra. Il padre di ogni telesma del mondo intero è qui. La sua forza è intera, se è rivolta in terra. Separerai la terra dal fuoco, il sottile dallo spesso, dolcemente e con grande ingegno. Ascende dalla terra al cielo, e ridiscende in terra, e riceve la forza del superiore e dell'inferiore. Così avrai la gloria del mondo intero. Perciò ogni oscurità fuggirà da te. Questa è la forza forte di ogni forza [9], perché vince ogni cosa sottile e penetra ogni cosa solida. Così fu creato il mondo. Da ciò deriveranno meravigliosi adattamenti, il cui metodo è qui. Per questo fui chiamato Ermete Trismegisto, avendo le tre parti della filosofia del mondo intero. Completo è ciò che ho detto sull'operazione del Sole.

Hortvlani Comment, Precatio Hortulani & Præfatio

De Alchimia, pagina 295.
Hortvlani Comment, Precatio Hortulani & Præfatio
De Alchimia, pagina 295.

Commento di Hortulanus alla Tavola di Smeraldo

HORTVLANI PHILOSOPHI
ab hortis Maritimis, Commentariolus in Tabulam Smaragdinam Hermetis Trismegisti περὶ χυμείας (perí chymeías).

Traduzione:

FILOSOFO HORTULANUS
dai giardini Marittimi, Commento alla Tavola Smaragdina di Ermete Trismegisto sulla chimica.

La Preghiera di Hortulanus.

Precatio Hortulani.

LAVS, honor, uirtus, & gloria, sit tibi Domine Deus omnipotens, cum dilecto filio tuo Domino nostro Iesu Christo, & Spiritu sancto paracleto. Trinitas sancta, qui es solus Deus & unus, homo perfectus, tibi gratias ago. Quia cum aduersarij huius mundi transitoria pernouissem, ne suis delectationibus prouocarer, me ab eodem tua summa misericordia sustulisti. Sed quia uideo infinitos in hac arte deceptos, qui directam non ingrediuntur semitam, placeat tibi Domine Deus meus, ut de scientia quam mihi tradidisti, charos meos ab hoc errore diuertam, ut cum perceperint ueritatem, laudent nomen tuum sanctum & gloriosum, quod est benedictum in æternum, Amen.

Traduzione:

Lode, onore, virtù e gloria, a te Signore Dio Onnipotente, con il tuo figlio diletto nostro Signore Gesù Cristo, e lo Spirito Santo paracleto [10]. Santa Trinità, che sei l'uno e il solo Dio, uomo perfetto, ti rendo grazie. Perché quando ero ignorante delle cose transitorie di questo mondo, per non essere provocato dai suoi piaceri, tu nella tua somma misericordia mi hai allontanato da esse. Ma poiché ho visto molti ingannati da quest'arte, che non hanno seguito la retta via, ti prego, o Signore mio Dio, che con la conoscenza che mi hai dato, io possa allontanare i miei cari dall'errore, affinché, quando avranno percepito la verità, possano lodare il tuo santo e glorioso nome, che è benedetto in eterno. Amen.

Prefazione.

PRÆFATIO.

Ego dictus Hortulanus, ab hortis maritimis nuncupatus, pelle Iacobina inuolutus, indignus uocari discipulus philosophiæ. Motus dilectione chari mei. Declarationem certissimam Sermonis patris philosophorum Hermetis intendo dicere. Qui sermo, quanquam sit occultus, tamen exercitium ueri operis in fatigatione meorum digitorum totam expositionem declarauit uerissime. Nihil enim prodest occultatio philosophorum in sermonibus, ubi doctrina Spiritus sancti operatur.

Traduzione:

Io detto Hortulanus, così chiamato per i giardini che costeggiano la riva del mare, avvolto nella pelle Iacobina [11], indegno di essere chiamato discepolo della filosofia, mosso dall'amore della mia amata [12], intendo pronunciare una certissima dichiarazione del Sermone di Ermete, il Padre dei Filosofi. Di questo discorso, sebbene occulto, con l'esercizio della vera opera, e la fatica delle mie dita, ho tuttavia rivelato l'intera esposizione in modo veritiero. Infatti non serve a nulla l'oscurità dei Filosofi nei loro discorsi, dove opera la dottrina dello Spirito Santo.

Hortvlani Comment, Caput I-III

De Alchimia, pagina 296.
Hortvlani Comment, Caput I-III
De Alchimia, pagina 296.

Capitolo I: L'arte dell'Alchimia è vera e certa.

Quod ars Alchemiæ sit uera & certa. Caput I.

Dicit autem philosophus: VERVM, scilicet est, quod nobis data est ars Alchemiæ. SINE MENDACIO. Hoc dicit ad detestationem illorum, qui dicunt artem esse mendacem, id est falsam. CERTVM, id est expertum. Nam quicquid est expertum, certissimum est, ET VERISSIMVM. Quia uerissimus Sol per artem procreatur. Et dicit uerissimum in superlatiuo gradu, quia Sol generatus per hanc artem excedit omnem Solem naturalem, in omnibus proprietatibus medicinalibus & alijs.

Traduzione:

Il filosofo dice: È vero, cioè, che l'arte dell'Alchimia ci è stata data. Senza menzogna. Egli dice questo in segno di disprezzo verso coloro che affermano che quest'arte sia menzognera, cioè falsa. È certo, cioè è provato [13]. Poiché tutto ciò che è provato è certissimo, e verissimo. Perché il verissimo Sole è dall'arte procreato [14]. E dice verissimo in grado superlativo, perché il Sole generato da quest'arte supera ogni Sole naturale, in tutte le proprietà medicinali e di altro tipo.

Capitolo II: La pietra deve essere divisa in due parti.

Quod lapis debeat diuidi in duas partes. Caput II.

Consequenter tangit operationem lapidis dicens: QVOD EST INFERIVS, EST SICVT QVOD EST SVPERIVS. Et hoc ideo dicit: Quod iste lapis diuiditur in duas partes principales per magisterium. In partem superiorem, quæ superius ascendit, & in partem inferiorem, quæ inferius remanet fixa & clara. Et tamen istæ duæ partes concordant in uirtute. Et ideo dicit: QVOD EST SVPERIVS, EST SICVT QVOD EST INFERIVS. Illa autem diuisio necessaria est. AD PERPETRANDA MIRACVLA REI VNIVS, scilicet lapidis. Quia pars inferior est terra, quæ Nutrix dicitur & fermentum. Et pars superior, est anima; quæ totum lapidem uiuificat, & resuscitat, & ideo facta separatione & celebrata coniunctione, multa miracula perpetrantur in opere secreto naturæ.

Traduzione:

Conseguentemente egli tocca l'operazione della pietra, dicendo: ciò che è inferiore è come ciò che è superiore. E cioè qui dice: la pietra è divisa in due parti principali dall'Arte. Nella parte superiore, che ascende, e nella parte inferiore, che rimane in basso fissa e chiara. E tuttavia queste due parti concordano nella virtù. E quindi dice: ciò che è in alto è come ciò che è in basso. E questa divisione è necessaria. Per compiere i miracoli di una cosa sola [8], vale a dire, della pietra. Perché la parte inferiore è la terra, che è chiamata Nutrice e fermento. E la parte superiore, è l'anima; questa vivifica l'intera pietra, e la ravviva, e quindi avendo compiuto la separazione e celebrato la congiunzione, molti miracoli vengono compiuti nell'opera segreta della natura.

Hortvlani Comment, Caput III-V

De Alchimia, pagina 297.
Hortvlani Comment, Caput III-V
De Alchimia, pagina 297.

Capitolo III: La Pietra contiene in sé i quattro Elementi.

Quod lapis habeat in se quatuor elementa. Caput III.

ET SICVT OMNES RES FVERVNT AB VNO MEDITATIONE VNIVS. Hic dat exemplum dices: Sicut omnes res fuerunt ab uno, scilicet globo confuso, siue massa confusa, meditatione, id est cogitatione & creatione Vnius, id est omnipotentis Dei. SIC OMNES RES NATÆ FVERVNT, id est exiuerunt, AB HAC VNA RE, id est, ex una massa confusa. ADAPTATIONE, id est solo præcepto Dei & miraculo. Ita lapis noster est natus, & exiuit ab una massa confusa, in se continens omnia elementa, quæ à Deo creata est, & suo solo miraculo lapis noster est inde natus.

Traduzione:

E come tutte le cose provengono da una, per la meditazione di uno. Qui egli fa un esempio, dicendo: come tutte le cose sono nate da una, cioé da un globo confuso [15], o massa confusa, per meditazione, cioè per cogitazione e creazione di Uno, cioè del Dio onnipotente. Così tutte le cose sono nate, cioè sono uscite, da questa cosa sola, cioè un unico ammasso confuso. Per adattamento, cioè per il solo comando di Dio e per miracolo. Così la nostra Pietra è nata, ed è uscita da una massa confusa, in sé contenente ogni elemento, che è stata creata da Dio, e per suo solo miracolo la nostra pietra da essa è nata.

Capitolo IV: La Pietra ha un Padre e una Madre, cioè il Sole e la Luna.

Quod lapis habeat patrem & matrem, scilicet Solem & Lunam. Cap. IIII.

Et sicut uidemus quòd naturaliter unum animal generat plura animalia sibi similia. Ita artificialiter Sol generat Solem, uirtute multiplicationis lapidis prædicti. Ideo sequitur PATER EIVS EST SOL, id est aurum philosophorum. Et quia in omni generatione naturali debet esse receptaculum idoneum & conueniens, cum quadam consonantia similitudinis ad patrem. Ita & in ista generatione artificiali oportet quod Sol habeat sui spermatis, & suæ tincturæ idoneum receptaculum, & sibi consonans, & hoc est argentum philosophorum. Et ideo sequitur, MATER EIVS LVNA.

Traduzione:

E come vediamo che naturalmente un animale genera molti animali simili a sé, così artificialmente il Sole genera il Sole, in virtù della moltiplicazione della suddetta pietra. Pertanto ne consegue che il Sole è suo padre, che è l'Oro dei Filosofi. E poiché in ogni generazione naturale deve esserci un ricettacolo idoneo e conforme, con una certa consonante similitudine [16] al padre, così anche in questa generazione artificiale è necessario che il Sole abbia per il suo seme e per la sua tintura un idoneo ricettacolo, a se stesso consonante, e questo è l'Argento dei Filosofi. Ne consegue quindi, che la Luna è sua madre.

Hortvlani Comment, Caput V-VI

De Alchimia, pagina 298.
Hortvlani Comment, Caput V-VI
De Alchimia, pagina 298.

Capitolo V: La congiunzione delle parti della pietra è chiamata concezione.

Quod coniunctio partium lapidis dicatur impregnatio. Cap. V.

Quæ duo, cum sese receperint in coniunctione lapidis, impregnatur lapis in uentre uenti, & hoc est quod postea dicit: PORTAVIT ILLVD VENTVS IN VENTRE SVO. Planum est, quod uentus est aer, & aer est uita, & uita est anima. Et ego iam superius loquutus sum de anima, quæ totum lapidem uiuificat. Et sic oportet, quod uentus portet totum lapidem & reportet, & pariat magisterium. Et tunc sequitur quod alimentum recipiat à nutrice sua, id est, à terra. Et ideo dicit philosophus: NVTRIX EIVS TERRA EST. Quia sicut infans sine alimento nutricis nunquam ad ætatem perueniret. Ita lapis noster sine fermentatione suæ terræ nunquam pueniret ad effectum. Quod quidem fermentum alimentum dicitur. Sic enim generatur ex uno patre, cum coniunctione matris. Res, id est, filij similes patri, qui si longa decoctione caruerint, erunt matri similes in albedine, & patris pondus retinebunt.

Traduzione:

Queste due, quando si uniscono in congiunzione nella pietra, impregnano la pietra nel grembo del vento, e questo è ciò che dice in seguito: il Vento l'ha portata nel suo grembo. È chiaro, che il vento è l'aria, e l'aria è la vita, e la vita è l'anima. E ho già parlato sopra dell'anima, che vivifica l'intera pietra. E poi segue che essa riceve nutrimento dalla sua nutrice, ossia, dalla terra. E quindi il Filosofo dice: la Terra è la sua nutrice. Perché come il bambino senza ricevere il cibo dalla sua nutrice non potrebbe mai raggiungerebbe la maturità, così anche la nostra pietra senza la fermentazione della sua terra non potrebbe mai essere portata a compimento. Questa per l'appunto è chiamata alimento fermentato. Poiché essa è generata da un solo Padre, con la congiunzione della Madre. Le cose, che sono, figli simili al Padre, se manca loro una lunga decozione, saranno simili alla Madre nella bianchezza, e manterranno il peso del Padre.

Capitolo VI: La pietra è perfetta, se l'anima è fissata nel corpo.

Quod lapis perfectus sit, si anima in corpore fixa fuerit. Caput VI.

Postea sequitur: PATER OMNIS TELESMI TOTIVS MVNDI EST HIC, hoc est, in opere lapidis est uia finalis. Et nota. Philosophus uocat operationem patrem omnis telesmi, id est omnis secreti, uel omnis thesauri, totius mundi, id est omnis lapidis inuenti in hoc mundo. Est hic. Quasi dicat ecce ostendo tibi. Postea dicit philosophus: Vis quod te doceam, quando fortitudo lapidis est perfecta & completa? quando scilicet fuerit in suam terram uersa. Et ideo dicit: VIS EIVS INTEGRA EST, id est, perfecta & completa. SI VERSA FVERIT IN TERRAM, id est, si anima ipsius lapidis, de qua superius facta est mentio (quod anima dicatur uentus & aer, in qua est tota uita lapidis & fortitudo) conuersa fuerit in terram scilicet lapidis, & fixetur, ita quòd tota substantia lapidis sic sit cum nutrice sua, scilicet terra, quòd totus lapis uertatur in fermentum. Sicut in operatione panis, modicum fermentum nutrit & fermentat magnam copiam pastæ, & ita totum substantiam pastæ conuertit in fermentum. Ita uult philosophus, quòd lapis noster sic sit fermentatus, quòd ad multiplicationem lapidis, sit fermentum.

Traduzione:

Dopodiché segue ciò: Il padre di ogni telesma del mondo intero è qui [17], cioè, nell'opera della pietra c'è la via definitiva [18]. E notate, che il Filosofo chiama l'opera il padre di ogni telesma, cioè di ogni segreto, o di ogni tesoro, del mondo intero, cioè, di ogni pietra che si trova nel mondo. È qui. Come a dire: ecco, te lo mostro. Poi il filosofo dice: Vuoi che ti insegni, quando la forza della pietra è perfetta e completa? Ovviamente quando è rivolta verso la sua terra. E quindi dice, La sua forza è intera, cioè, completa e perfetta [19]. Se essa è rivolta in terra, ossia, se l'Anima della pietra stessa, di cui abbiamo parlato sopra (tale Anima può essere chiamata vento o aria, in cui risiede tutta la vita e la forza della pietra) viene convertita in terra, vale a dire nella pietra, e fissata, così che tutta la sostanza della pietra sia così con la sua nutrice, cioè la terra, allora tutta la pietra viene convertita in fermento. Proprio come nella preparazione del pane, in cui poco lievito nutre e fermenta una grande quantità di pasta, fino a convertire tutta la sostanza della pasta in lievito. Pertanto, il filosofo vuole che la nostra pietra sia così fermentata, da essere fermento per la moltiplicazione della pietra.

Hortvlani Comment, Caput VII-VIII

De Alchimia, pagina 299.
Hortvlani Comment, Caput VII-VIII
De Alchimia, pagina 299.

Capitolo VII: Della mondificazione della pietra.

De mundificatione lapidis. Caput VII.

Consequenter ponit, quomodo debeat multiplicari. Sed primo ponit lapidis mundificationem, & partium separationem, dicens: SEPARABIS TERRAM AB IGNE, SVBTILE A SPISSO, SVAVITER CVM MAGNO INGENIO. Suauiter, id est paulatim, non per uiolentiam, sed cum ingenio, scilicet in fimo philosophico. Separabis, id est, dissolues. Quia dissolutio est separatio partium. Terram ab igne, subtile à spisso. Id est, feces & immunditias, ab igne, aere & aqua, & à tota substantia lapidis, ita quòd lapis ibi remaneat mundissimus sine sorde.

Traduzione:

Poi continua, spiegando come dovrebbe essere moltiplicata. Ma prima parla della mondificazione della pietra e della separazione delle parti, dicendo: Separerai la terra dal fuoco, il sottile dallo spesso, dolcemente e con grande ingegno. Dolcemente, cioè gradualmente, non con la violenza, ma con ingegno [20], ossia con il fimo filosofico [21]. Separerai, cioè dissolverai. Poiché la dissoluzione è la separazione delle parti [22]. La terra dal fuoco, il sottile dallo spesso. Cioè, le feci e le immondità, dal fuoco, dall'aria, dall'acqua, e dall'intera sostanza della pietra, in modo che la pietra possa rimanere purissima senza alcuna impurità.

Capitolo VIII: La parte non fissata della pietra dovrebbe superare la parte fissa, ed elevarla.

Quod pars lapidis non fixa, debeat superare partem fixam, eamque eleuare. Caput VIII.

Et lapis sic præparatus, est idoneus ad multiplicandum. Et nunc ponit eius multiplicationem, & facilem liquefactionem in uirtute ingressibili, tam in duris corporibus, quàm mollibus, dicens: ASCENDIT A TERRA IN COELVM, ITERVMQVE DESCENDIT IN TERRAM. Hic est ualde notandum, quod quamuis lapis noster in prima operatione diuidatur in quatuor partes, quæ sunt quatuor elementa, tamen sicut dictum est superius, Duæ eius sunt partes principales. Vna quæ ascendit superius, quæ dicitur non fixa, & alia quæ remanet inferius fixa, quæ dicitur terra, siue fermentum, quæ totum lapidem nutrit & fermentat, ut dictum est. De illa uero parte non fixa oportet habere magnam quantitatem, & dare lapidi, qui factus est mundissimus absque sorde, toties per magisterium, donec totus lapis uirtute spiritus deferatur superius, sublimando & subtiliado. Et hoc est, quod philosophus dicit, ascendit à terra in cœlum.

Traduzione:

La pietra così preparata è pronta per la moltiplicazione. E ora egli espone la sua moltiplicazione, e la sua facile liquefazione [23] in una virtù [24] penetrante, sia nei corpi duri che in quelli morbidi, dicendo: Ascende dalla terra al cielo, e ridiscende in terra. Qui dobbiamo notare con attenzione, che sebbene la nostra pietra nella prima operazione sia divisa in quattro parti, che sono i quattro elementi, tuttavia, come è stato detto sopra, due sono le sue parti principali. Una che ascende verso l'alto, chiamata non fissa (o volatile), e un'altra che rimane sotto, fissa, chiamata terra, o fermento, che nutre e fermenta l'intera pietra, come già detto. Di quella parte non fissa dobbiamo avere una grande quantità, e darla alla pietra, che è stata resa purissima senza alcuna impurità, tante volte con maestria, finché l'intera pietra non viene elevata dalla virtù [24] dello spirito, sublimando e sottilizzando. E questo è ciò che dice il Filosofo: ascende dalla terra al cielo.

Hortvlani Comment, Caput VIII-XI

De Alchimia, pagina 300.
Hortvlani Comment, Caput VIII-XI
De Alchimia, pagina 300.

Capitolo IX: Come la pietra volatile può essere di nuovo fissata.

Quomodo lapis uolatilis sit iterum figendus. Caput IX.

Postmodum, hunc ipsum lapidem sic exaltatum oportet incerari cum oleo ab ipso lapide in prima operatione extracto, quod dicitur aqua lapidis, & toties assare sublimando, donec uirtute fermentationis terræ cum ipso exaltatæ, totus lapis iterato descendat de cœlo in terram, & remaneat fixus & fluens. Et hoc est quod dicit philosophus: ITERVMQVE DESCENDIT IN TERRAM, ET SIC RECIPIT VIM SVPERIORVM sublimando, ET INFERIORVM descendendo, id est, quod corporeum est, fiet spirituale sublimando, & quod spirituale est, fiet corporeũ descendendo.

Traduzione:

In seguito, questa stessa pietra così esaltata deve essere cerata con l'olio estratto dalla pietra stessa nella prima operazione, che è chiamato acqua della pietra, e arrostita tante volte sublimandola, finché dalla virtù [24] della fermentazione della terra con essa esaltata, l'intera pietra discenda nuovamente dal cielo alla terra, e rimanga fissa e fluente. E questo è ciò che dice il filosofo: ridiscende in terra, e così riceve la forza del superiore per sublimazione e dell'inferiore discendendo, cioè, ciò che è corporeo diverrà spirituale sublimando, e ciò che è spirituale diverrà corporeo discendendo [25].

Capitolo X: Del frutto dell'Arte, e dell'efficacia della Pietra.

De fructu artis, & efficacia lapidis. Caput X.

SIC HABEBIS GLORIAM TOTIVS MVNDI, id est, hoc lapide sic composito, gloriam huius mundi possidebis. IDEO FVGIET A TE OMNIS OBSCVRITAS. Id est omnis inopia, & ægritudo. Quia lapis sic factus, omnis ægritudinis est curatiuus. HIC EST TOTIVS FORTITVDINIS FORTITVDO FORTIS. Quia nulla est comparatio aliarum fortitudinum huius mundi, ad fortitudinem huius lapidis. QVIA VINCET OMNEM REM SVBTILEM, ET OMNEM REM SOLIDAM PENETRABIT. Vincet, id est uincendo conuertet Mercurium uiuum congelando, qui subtilis est, & alia corpora dura, solida, & firma penetrabit.

Traduzione:

Così avrai la gloria di tutto il mondo, cioè, che questa pietra così composta, possederà la gloria di questo mondo. Perciò ogni oscurità fuggirà da te. Cioè ogni miseria, e malattia. Perché la pietra così composta, cura ogni malattia. Questa è la forza forte di ogni forza [9]. Poiché non c'è paragone tra le altre forze di questo mondo e la forza di questa pietra. Perché vince ogni cosa sottile e penetra ogni cosa solida. Vincerà, cioè, vincendo convertirà il Mercurio vivo congelandolo, che è sottile, e penetrerà gli altri corpi duri, solidi, e compatti.

Hortvlani Comment, Caput XI-XII

De Alchimia, pagina 301.
Hortvlani Comment, Caput XI-XII
De Alchimia, pagina 301.

Capitolo XI: Che il Magistero imiti la creazione dell'universo.

Quod Magisterium imitetur creationem uniuersi. Caput XI.

Postea dat exemplum philosophus de Compositione lapidis sui, dicens: SIC MVNDVS CREATVS EST, hoc est, Sicut mundus creatus est, ita & lapis noster factus est. Quia primitus totus mundus, & omne quod fuit in mundo, fuit una massa confusa, seu chaos confusum, ut superius dictum est, & postea per artificium summi creatoris, diuisa est ista massa in quatuor elementa, mirabiliter separata & rectificata, propter quam separationem diuersa fiunt. Ita possunt fieri diuersa, aptatione nostri operis per separationem diuersorum elementorum à diuersis corporibus. HINC ERVNT ADAPTATIONES MIRABILES. Id est, si separaueris elementa, fient mirabilia composita, apta nostro operi in nostri lapidis compositione, per coniunctionem elementorum rectificatorum. QVARVM, id est, de quibus mirabilibus aptis ad hoc, MODVS, scilicet operandi datus, EST HIC.

Traduzione:

In seguito il filosofo fornisce un esempio della Composizione della sua pietra, dicendo: Così fu creato il mondo, cioè, come fu creato il mondo, così fu fatta anche la nostra pietra [26]. Perché in principio il mondo intero, e tutto ciò che era nel mondo, era una massa confusa, o un caos confuso, come detto sopra, e in seguito per l'artificio del supremo creatore, questa massa fu divisa in quattro elementi, meravigliosamente separati e rettificati, e a causa di tale separazione essi divennero diversi. Così possono diventare diversi, per l'adattamento della nostra opera mediante la separazione dei diversi elementi dai diversi corpi. Da ciò deriveranno meravigliosi adattamenti. Cioè, se si separano gli elementi, si otterranno meravigliosi composti, adatti alla nostra opera nella composizione della nostra pietra, mediante la congiunzione degli elementi rettificati. Il cui, cioè, dei meravigliosi composti adatti a questo scopo, metodo, cioé il modo di operare, è qui [27].

Capitolo XII: Un'insinuazione enigmatica, che è la materia della pietra.

Insinuatio enigmatica, quæ sit materia lapidis. Caput XII.

ITAQVE VOCATVS SVM HERMES TRISMEGISTVS. Postquam philosophus docuit compositionem lapidis, hic docet occulto modo, de quo fiat lapis noster. Prænominans seipsum, ut discipuli sui ad hanc scientiam peruenturi, de eius nomine perpetuo recordarentur. Tũ tangit, de quo sit, dicens: HABENS TRES PARTES PHILOSOPHIÆ TOTIVS MVNDI. Quia quicquid est in mundo, habens materiam & formam compositum est ex quatuor elementis. Vnde infinitæ sunt partes mundi, quas omnes philosophus in tres partes principales diuidit, scilicet in partem Mineralem, Vegetabilem, & Animalem, de quibus coniunctim uel diuisim, philosophus habuit scientiam ueram in opere Solis. Et ideo dicit, habens tres partes philosophiæ totius mundi, quæ partes continentur in unico lapide, scilicet in Mercurio philosophorum.

Traduzione:

Per questo fui chiamato Ermete Trismegisto. Dopo che il filosofo ha insegnato la composizione della pietra, insegna dunque in modo occulto, di cosa è fatta la nostra pietra. Nomina prima se stesso, affinché i suoi discepoli, che sarebbero giunti a questa conoscenza, ricordassero per sempre il suo nome. Poi affronta l'argomento dicendo: avendo le tre parti della filosofia del mondo intero. Perché tutto ciò che è nel mondo, avendo materia e forma [28], è composto da quattro elementi. Quindi le parti del mondo sono infinite, e il filosofo le divide tutte in tre parti principali, ovvero la parte Minerale, la Vegetale e l'Animale [29], delle quali congiuntamente o separatamente, il filosofo aveva una vera conoscenza nell'opera del Sole. E perciò egli dice, avendo le tre parti della filosofia del mondo intero, parti che sono contenute in un'unica pietra, ovvero il Mercurio filosofico.

Hortvlani Comment, Caput XII-XIII

De Alchimia, pagina 302.
Hortvlani Comment, Caput XII-XIII
De Alchimia, pagina 302.

Capitolo XIII: Perché la Pietra è detta perfetta.

Quare lapis dicatur perfectus. Caput XIII.

Et ideo uocatur lapis iste perfectus, quia in se habet naturam mineralium, uegetabilium, & animalium. Est enim lapis trinus & unus, quatuor habens naturas, scilicet quatuor elementa, & tres colores, scilicet nigrum, album & rubeum. Vocatur etiam granum frumenti, quod nisi mortuum fuerit, ipsum solum manet. Et si mortuum fuerit, ut dictum est superius, cum coniungitur in coniunctione multum fructum affert, uidelicet completis operationibus supra dictis. O lector chare, Si scis operationem lapidis, tibi dixi ueritatem, & si nescis, nihil tibi dixi. COMPLETVM EST QVOD DIXI DE OPERATIONE SOLIS, id est, completum est, quod dictum est de operatione lapidis, trium colorum, & quatuor naturarum existentium, ut dictum est, in unica re, scilicet in solo Mercurio philosophico.

FINIS.

Traduzione:

E perciò questa pietra è detta perfetta, perché ha in sé la natura dei minerali, dei vegetali e degli animali. Poiché la pietra è trina e una, avendo quattro nature, cioè i quattro elementi, e tre colori, cioè il nero, il bianco e il rosso. È anche chiamata chicco di grano, che se non muore, rimane solo [30]. Ma se esso muore, come detto sopra, quando è unito in congiunzione produce molto frutto, cioé compiute le operazioni sopra menzionate. O caro lettore, se conosci l'operazione della pietra, ti ho detto la verità, ma se ne sei ignaro, non ho detto nulla. Completo è ciò che ho detto sull'operazione del Sole, cioè, completo è, ciò che è stato detto sull'operazione della pietra, sui tre colori, e sulle quattro nature esistenti, come è stato detto, in una sola cosa, cioè nel solo Mercurio filosofico.

FINE.

Note

1. ^ Ermete Trismegisto nella tradizione ermetica è il Padre dei Filosofi. In ambito ermetico-alchimico per "filosofo" si intende l'alchimista.

2. ^ Per maggiori informazioni: Ruggero Bacone, Wikipedia.

3. ^ Per maggiori informazioni: Johannes Petreius, Wikipedia.

4. ^ Per maggiori informazioni: Raccolta alchemica, Wikipedia.

5. ^ Per maggiori informazioni: Andrea Osiander, Wikipedia.

6. ^ Per questa versione in italiano della Tavola di Smeraldo ho cercato di fare una traduzione letterale del testo latino, ma al contempo anche di far uscire quei significati più esoterici e alchimici che in alcune altre traduzioni tendono a scomparire.

7. ^ Questa riga introduttiva è l'origine della leggenda del ritrovamento della Tavola di Smeraldo.

8. ^ Qui "di una cosa sola" è la traduzione letterale. Su wikipedia è tradotto con "della cosa unica". Nella traduzione dall'arabo è "opera delle meraviglie da uno (solo)". In senso più poetico e alchimico si potrebbe tradurre anche come "universo", "la sola realtà", "l'unico mondo", "l'unica sostanza", "Dio". Qui, per capirci, mi viene in mente per esempio Giordano Bruno, il quale in De la Causa, Principio et Uno ha scritto: "lo ente, logicamente diviso in quel che è e può essere, fisicamente è indiviso, indistinto e uno".

9. ^, ^ Questo verso ("hic est totivs fortitvdinis fortitvdo fortis") viene tradotto in diversi modi. Letteralmente significa: "questa è di tutta la forza la forza forte", o anche "questa è di tutta la forza la fortezza forte". Può essere tradotto anche come: "questa è la forza forte di ogni forza", oppure "questa è la forte fortezza di ogni forza". Per "fortezza" si intende la virtù cardinale della fortitudo, ossia la forza morale che garantisce costanza, fermezza e coraggio nel perseguire il bene, superando ostacoli, paure e tentazioni. È la virtù che permette di resistere alle avversità e di perseverare, opponendosi alla pusillanimità e alla pigrizia. Ricordo che dalla versione in arabo il verso è tradotto come "questa è la forza delle forze": tradurre fortitudo con “fortezza” quindi vorrebbe dire aggiungere un livello di significato che nell'originale in arabo non è presente, seppur in un certo senso come aggiunta potrebbe starci pure bene. Nel commento di Ortolano però "questa è la forza delle forze" è molto più in linea con la frase di commento ("poiché non c'è paragone tra le altre forze di questo mondo e la forza di questa pietra") e rende più coerente il testo, mentre la fortitudo è abbastanza estranea al contesto. D'altronde "fortitudo fortis" è una costruzione retorica e pleonastica che potrebbe essere facilmente letta come un'enfasi per indicare una forza suprema, assoluta. Dato però che qui ho cercato di tenere una traduzione piuttosto letterale, ho scelto appunto di tradurre il verso con "questa è la forza forte di ogni forza", che è la traduzione più in linea con il commento e la più fedele all'originale in arabo.

10. ^ Paraclèto o paràclito pa viene dal greco parákletos ("chiamato presso", "avvocato", "difensore") ed è un termine teologico che indica lo Spirito Santo come consolatore, assistente e intercessore inviato da Gesù ai discepoli.

11. ^ Questo è il verso a cui mi riferivo quando ho trattato dell'ipotetica identità dell'Ortolano.

12. ^ Essendo l'Ortolano un Filosofo, la sua amata è chiaramente Sophia, la Sapienza.

13. ^ Qui "provato" va inteso nel senso di "sperimentato", ossia di "conosciuto per esperienza". In questa interpretazione troviamo un'impronta delle idee della scolastica e un'analogia sia con il pensiero di Bacone, per il quale "Sine experientia nihil sufficienter sciri potest" (senza esperienza, nulla può essere sufficientemente conosciuto), sia con quello di d'Aquino, il quale definisce la "scientia" come "cognitio certa per causas" (cognizione certa attraverso le cause).

14. ^ Procreato: cioè generato, dato alla luce, indica il portare all'esistenza figli o, figurativamente, generare cose. È utilizzato sia per il parto umano sia per la natura. Qui indica la realizzazione del Sole-Sé.

15. ^ Confuso, con-fuso: da "cum" insieme e "fundere" liquefare, e dunque "fuso insieme". Nel prologo di Filippo di Tripoli della versione latina da lui tradotta del Secretum Secretorum troviamo il seguente passo (tratto dall'edizione critica di Robert Steele): "Cum ergo Deus excelsus et gloriosus creasset mundum eique dedisset esse, omnia erant in materia confusa, et erat mundus quasi quiddam inordinatum et indiscretum. Tunc autem voluit divina sapientia eidem mundo dare ordinem et decorem, et per sapientiam suam et bonitatem omnia ad suum finem et debitum ordinem perduxit, sicut apparet in omnibus rebus creatis" ("Quando dunque Dio eccelso e glorioso ebbe creato il mondo e gli ebbe dato l'essere, tutte le cose erano in una materia confusa, e il mondo era come qualcosa di disordinato e indistinto. Allora la divina sapienza volle dare a quello stesso mondo ordine e bellezza, e attraverso la sua sapienza e bontà condusse tutte le cose al loro fine e al debito ordine, come appare in tutte le cose create"). Quest'idea si ritrova anche in Genesi 1:1-2: "In principio Dio creò il cielo e la terra. Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque".

16. ^ La "consonantia similitudinis", qui tradotta con "consonante similitudine", ma traducibile anche come "armonia della somiglianza" o "consonanza di proporzione", si rifà ad un concetto precedente alla filosofia estetica medievale, ma che è ripreso nella teoria della bellezza di San Tommaso d'Aquino. Tale consonanza potrebbe indicare la giusta proporzione, o l'accordo delle parti tra loro e con il tutto. La "consonantia" di d'Aquino implica che le parti di un oggetto o di un concetto siano organizzate in modo da rispecchiare il loro scopo, o la loro natura ideale, creando così un insieme armonioso. Tale concetto implica spesso una assimilazione, o similitudine, legata alla facoltà cognitiva che osserva, ossia una proporzione che piace ai sensi e/o alla ragione. A tal riguardo San Tommaso d'Aquino definisce tre requisiti per la bellezza (pulchrum): integritas (integrità/perfezione), consonantia (proporzione/armonia) e claritas (chiarezza/lucentezza). Riferendosi alla "consonantia similitudinis" quindi l'Ortolano potrebbe alludere ad un rapporto ordinato e armonioso tra gli elementi, il quale produce tra loro una "risonanza" attraverso la somiglianza.

17. ^ Il termine telesmi viene solitamente tradotto o inteso come "talismani", o anche come "opere meravigliose" o "segreti magici", o anche "perfezioni", "opere perfette" (I. Newton). Il termine deriva dal greco bizantino telesma (τέλεσμα), che significa talismano, amuleto, o anche oggetto consacrato/magico. Nella traduzione dalla versione araba infatti abbiamo trovato il "padre dei talismani".

18. ^ Nella metafisica aristotelica si parla delle quattro cause: causa materialis, causa formalis, causa efficiens, causa finalis. La "via finalis" di Ortolano (tradotta qui in "via definitiva") sembra rimandare alla causa finalis come analogia sul fine della trasformazione: tutto nell'universo ha uno scopo, un fine verso cui tende (il telos), proprio come un seme che tende a diventare albero.

19. ^ Qui sembra riprendere la definizione aristotelica di perfezione: "perfectum est cui nihil deest", ossia "perfetto è ciò a cui nulla manca", usata anche da d'Aquino.

20. ^ Qui c'è da considerare intanto l'etimologia di ingegno: dal latino in-genium, che deriva dalla stessa base di genero, produco. "Natural potenza d'intendere, d'inventare, di disporre, di operare, dello Spirito umano". Vedi: Ingegno, Dizionario Etimologico Pianigiani.

21. ^ Il fimo è letteralmente il letame, lo sterco, che figurativamente va inteso più come concime. In vari trattati si parla del fimo di cavallo o fimo equino, il quale è il letame che mantiene la temperatura più costante (circa 40°C - 45°C) per il periodo più lungo, grazie alla sua specifica fermentazione batterica. Il fimo serve a simulare il calore dell'utero materno, o quello di una chioccia che cova le uova, permettendo così la digestione o la putrefazione della sostanza senza "bruciarne i fiori", ossia senza distruggere le componenti volatili e sottili. Il "fimus philosophico" è quindi un composto umido e caldo utilizzato nella fase della Nigredo: è il mezzo attraverso il quale il seme della Pietra Filosofale muore per poter rinascere (vedi Capitolo XIII). Nella tradizione ermetico-alchimica tale concetto ci ricorda anche che "ciò che è prezioso si trova nel fango" ("in stercore invenitur aurum nostrum"). Scrive Paracelso nel De Natura Rerum (Nel libro Sulla generazione delle cose naturali, edizione Phoenix): "La putrefazione, pertanto, è il grado massimo e l'origine della generazione. La putrefazione, invero, trae la sua origine dal calore umido. Il costante calore umido causa la putrefazione e trasmuta tutte le cose naturali dalla loro forma ed essenza originaria in altre, con forze e virtù simili. Infatti, come all'interno dello stomaco la putrefazione trasforma tutti i cibi e li riduce in feci, cosl, fuori dello stomaco, la putrefazione in vitro trasmuta tutte le cose da una forma ad un'altra [...] La putrefazione, infatti, produce grandi cose, e di ciò abbiamo un bell'esempio nel sacro Vangelo" (vedi nota 30). E poi scrive: "Si deve comprendere da ciò che con la putrefazione molte cose si moltiplicano, cosi da generare un nobile frutto. [...] lo Sperma dell'uomo deve essere putrefatto da solo fino alla totale putrefazione di ventre equino in una cucurbita sigillata per quaranta giorni" (con "ventre equino" si riferisce all'incubatore formato dal letame di cavallo). Nella Turba invece è scritto da Acsuboffes: "Mettete l’uomo rosso e la sua donna bianca in una casa rotonda circondata da calore lento e continuo, e lasciateceli fino a quando tutto sia convertito in acqua, non volgare ma filosofale. Allora, se avrete ben governato, vedrete al disopra una nerezza che è segno di putrefazione e durerà XI o XIII giorni. Lasciateli lì tutti e due continuatamente, fino a che non vi sia più nerezza, e fate alla fine come all’inizio. E sappiate che la fine non è che l’inizio, che la morte è la causa della vita, e che l’inizio è la fine. Vedrete nero, vedrete bianco, vedrete rosso; è tutto, perché è morte e vita eterna dopo una morte gloriosa e perfetta." Qui, quando dice "circondata da calore lento e continuo" si sta riferendo al calore che può essere generato appunto dal fimus philosophico (oppure anche dal bagnomaria, dall'athanor...). In senso simbolico il fimus allude al calore umido e generativo della natura, e quindi all'ambiente nel quale l'umidità radicale della materia può operare come principio solvente e nutritivo durante la gestazione dell'opera alchimica.

22. ^ Sulla base della metafisica di Plotino, Proclo ha sistematizzato il ritmo triadico di moné (permanenza), próodos (processione) ed epistrophé (ritorno), ritmo che descrive il movimento della realtà "dall'Uno e verso l'Uno". In questa struttura neoplatonica "l’essere rimane nell’Uno, procede dall’Uno e ritorna all’Uno". Anche nella mistica cristiana medievale si trova tale schema, formato da purificatio, illuminatio e unitio, derivato dallo Pseudo-Dionigi Areopagita. Questa struttura fu recepita anche nella teologia di Tommaso d'Aquino nella forma di exitus–reditus (talvolta mediato dalla conversio), che descrive la processione delle creature da Dio e il loro ritorno ad esso: qui la struttura neoplatonica diventa una cosmologia teologica. Una dinamica simile compare anche nella filosofia alchimica medievale, che reinterpretò questi passaggi attraverso operazioni simboliche come separatio, purificatio e compositio. Questa operazioni sono spesso associate al celebre motto "solve et coagula", ossia la dissoluzione e la coagulazione, unite ad altre operazioni come la fissazione (di cui parla anche l'Ortolano). Attraverso questa linea si consolidò poi anche la tripartizione dell'opera alchimica nelle tre fasi di nigredo, albedo e rubedo (alle quali nel XIII-XIV secolo veniva aggiunta anche un'altra fase tra albedo e rubedo, ossia la citrinitas, che invece nel tardo Medioevo e nel Rinascimento viene spesso assorbita nella rubedo). Infatti, sebbene la divisione dell'opera in fasi esistesse già nell'alchimia ellenistica, come in Zosimo di Panopoli, dove compaiono già i concetti di annerimento, imbiancamento e arrossamento, inizialmente le fasi erano spesso più numerose, per esempio 7 o 12, mentre è solo con l'alchimia medievale che la divisione in 3 fasi viene codificata in modo più sistematico (XII-XIV secolo), da autori come Arnaldo da Villanova, Raimondo Lullo, Pseudo-Geber e Ortolano. Nel loro insieme queste tripartizioni possono essere riassunte nello schema generale di unità, molteplicità e ritorno all’unità.

23. ^ Il termine liquefactionem letteralmente significa liquefazione, ma anche scioglimento, fusione. In senso più figurativo qui si potrebbe usare anche trasmutazione.

24. ^, ^, ^ Qui "virtù" si sarebbe potuto tradurre più semplicemente con "forza", ma i termini a mio avviso vanno presi quasi come sinonimi, considerata lo loro etimologia. Infatti l'etimologia di virtù rimanda a "virilità, forza di corpo, cioé quanto adorna e nobilita l'uomo |lat. vir| fisicamente e moralmente: indi valentia, valore, forza (v. Virile). «Appelata est enim ex viro virtus; viri autem propria maxime est fortitudo» (Cicerone, Tuscolane, 2:18:43). Altri da VIS |plur. VIRES| forza, osservando che la fortezza è la base di ogni virtù, come dice Rousseau, non esiste virtù ove non è contrasto (v. Violento). Propr. Possanza, Valore, Forza Morale; [...] Disposizione dell'anima a fare il bene [...]. «In Virtù» = In forza, Per efficacia, Per cagione". Vedi: Virtù, Dizionario Etimologico Pianigiani.

25. ^ L'Ortolano probabilmente non conosceva il famoso motto alchimico "solve et coagula" (solvere e coagulare), il quale si è diffuso soprattutto con la stampa dei trattati alchimici. Il principio espresso da questo motto invece è molto più antico dell'Ortolano: esso infatti risale agli albori dell'alchimia. Ed è proprio ciò che l'Ortolano sta qui esprimendo: "cioè, ciò che è corporeo diverrà spirituale sublimando, e ciò che è spirituale diverrà corporeo discendendo". Anche nel paragrafo-capitolo precedente l'Ortolano scrive che la pietra deve essere purificata fino a sublimare e sottilizzare: proprio come una sostanza che, nel passare da solida a gas, ossia sublimando, perde consistenza, si fa più fine, si eleva, ossia si "sottilizza". Pertanto, come operazione completare, troviamo la discesa, la quale ha come effetto la solidificazione, o "corporificazione", o ancora, appunto, una coagulazione. Prendendo come analogia l'acqua, possiamo quindi capire che la sostanza rimane - sostanzialmente - la stessa, ma con la prima operazione si fa gas, quindi diventa vapore, mentre con la seconda diventa solida, ossia ghiaccio. Nel linguaggio filosofico-alchimico, questi diversi stati vengono chiamati "sostanze", ma "l'essenza" su cui si lavora, ossia la pietra, rimane la stessa. Una analogia tipica di questo processo di purificazione della pietra viene fatta seguendo il filo che lega un blocco di pietra, lo scultore e la statua. Anche nel linguaggio di d'Aquino tale distinzione è spesso espressa proprio con i termini "substantiae corporales" e "substantiae spirituales".

26. ^ Che l'arte imita natura ("ars imitatur naturam") è un'idea antica, tipica della filosofia ermetica, presente nel pensiero di Aristotele e trattata anche da d'Aquino.

27. ^ Ho tentanto di tenere una traduzione letterale, ma qui non è stato semplice, comunque credo si capisca comunque. Comunque, per chiarezza, in altre parole si intende che: il metodo con cui si opera, cioé il modo di utilizzare i meravigliosi composti adatti a questo scopo, che sono per esempio il nostro Oro e il nostro Argento, è qui descritto.

28. ^ Nella metafisica di Tommaso d'Aquino, per esempio nella Summa Theologiae, si trovano spesso riferimenti ad "omne compositum ex materia et forma" ("tutto ciò che è composto da materia e forma"), che è un concetto di derivazione aristotelica.

29. ^ Questa tripartizione della Pietra è un concetto che esplode letteralmente nel XIV secolo, specialmente con la diffusione dei testi attribuiti a Raimondo Lullo (lo Pseudo-Lullo).

30. ^ Nel Vangelo di Giovanni, in 12,24, troviamo scritto: "nisi granum frumenti cadens in terram mortuum fuerit, ipsum solum manet; si autem mortuum fuerit, multum fructum adfert". Ovvero: "Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto".