Il seguente testo è tratto dal quinto capitolo del libro di Arthur Avalon intitolato Il Potere del Serpente, nel quale parla della Kundalini e dei Chakra. Il libro, pubblicato da Edizioni Mediterranee, si può scaricare liberamente da Archive.org al seguente link: Arthur Avalon - Il Potere del Serpente.
Capitolo V: I Centri (Chakra) o Fiori di Loto (Padma)
Parte 5: pp. 125-134
Evidentemente il Merudaṇḍa è la colonna vertebrale e, come asse del corpo, si suppone svolga rispetto ad esso la stessa funzione che il Monte Meru esplica rispetto alla terra. Si estende dal Mūla (radice), o Mūlādhāra, al collo. Sia questo sia i fasci superiori, il bulbo spinale, il cervelletto e simili, contengono quello che è stato descritto come il sistema centrale dei nervi spinali (Nāḍī) e dei nervi cranici (Śiro-nāḍī). La Suṣumṇā, che senza dubbio è una Nāḍī contenuta nella colonna vertebrale e in quanto tale è ben descritta dai libri come la principale di tutte le Nāḍī, corre per tutta la lunghezza del Merudaṇḍa, al pari del midollo spinale della fisiologia occidentale, se vi includiamo il filum terminale. Se vi includiamo il filum e stabiliamo che il Kaṇḍa si trova tra l’ano e il pene, essa ha inizio praticamente dalla stessa regione (coccigeo-sacrale), il Mūlādhāra, e si estende, a quanto si afferma, fino alla regione del Brahmarandhra [102], cioè sino a un punto situato sotto il fiore di loto a dodici petali (v. 1), vale a dire al di sotto ed in prossimità del Sahasrāra, il cervelletto, ove termina pure il nervo Citrinī. La posizione del Kaṇḍa è quella determinata nel nostro Testo (v. 1). Bisogna tuttavia notare che secondo la Haṭhayogapradīpikā il Kaṇḍa è più in alto, tra il pene e l’ombelico [103]. Il punto in cui Suṣumṇā e Kaṇḍa si uniscono è detto “Nodo” (Granthisthāna) e i petali del fiore di loto Mūla si trovano ai suoi quattro lati (v. 4). Appunto nella Suṣumṇā (qualunque cosa si ritenga che sia, per ora) si trovano i centri della Prāṇa Śakti, detti Chakra o fiori di loto. Il midollo spinale termina ciecamente nel filum terminale ed apparentemente è chiuso. In Oriente si dice che la Suṣumṇā sia chiusa alla sua base, detta la “porta del Brahman” (Brahmadvāra), finché, per mezzo dello Yoga, Kuṇḍalinī non si fa strada attraverso di essa. Il più alto dei sei centri o Chakra della Suṣumṇā è l’Ājñā, in una posizione che frontalmente corrisponde allo spazio tra le sopracciglia (Bhrūmadhye) e posteriormente alla ghiandola pineale, a quella pituitaria e alla sommità del cervelletto. Vicino ad essa vi è il Chakra chiamato Lalanā e, in alcuni Tantra, Kalā Chakra, posto alla radice del palato (Tālumūla), cioè proprio sopra. La posizione, come pure la natura dell’Ājñā, indicherebbero che esso si trova un po’ al di sotto di quest’ultimo [104]. La Suṣumṇā passa nei ventricoli del cervello, come il midollo spinale che entra nel quarto ventricolo.
Sopra il Lalanā vi sono l’Ājñā Chakra con i suoi due lobi e il Manas Chakra con i suoi sei lobi, che si è supposto siano rappresentati nel corpo fisico rispettivamente dal cervelletto e dal sensorio. È stato pure detto che il Soma Chakra, ancor sopra, con i suoi sedici “petali”, comprende i centri nel mezzo del cervelletto, sopra il sensorio. Infine, il loto Sahasrāra a mille petali corrisponde alla parte superiore del cervello del corpo fisico, con le sue circonvoluzioni corticali. Questa ipotesi si affaccerà al lettore dopo un esame della figura che ritrae quel centro. Poiché tutti i poteri esistono nella sede dell’azione volontaria, così si dice che tutte le cinquanta “lettere” distribuite lungo i centri spinali della Suṣumṇā esistono qui moltiplicate — cioè 50 × 20. La luna striata di néttare [105] è probabilmente la parte inferiore del cervello, le cui circonvoluzioni o lobi, simili a mezzelune, sono dette Candrakalā, mentre il mistico monte Kailāsa è senza dubbio la parte superiore del cervello. Anche il ventricolo collegato con il midollo spinale ha forma di mezzaluna.
Come si è già detto, la Suṣumṇā è certamente situata nella colonna vertebrale e si suppone che rappresenti il canale centrale. È probabile che la sua posizione sia, nell’insieme, quella del canale centrale. Ma affermare che il solo canale è la Suṣumṇā può provocare un’obiezione, poiché, secondo il Testo, questa Nāḍī ne contiene altre due, cioè Vajriṇī e Citrinī. Abbiamo dunque una triade. Alcuni hanno avanzato l’ipotesi che, quando la Suṣumṇā è considerata non come costituente un’unità collettiva con le sue Nāḍī interne, ma bensì distinta da esse, essa sarebbe la materia nervosa bianca del midollo spinale, mentre Vajriṇī sarebbe la materia grigia e Citrinī il canale centrale, la cui Nāḍī interna è conosciuta come Brahmanāḍī, e come Brahmarandhra nella Śivasaṃhitā [106]. Ma a queste supposizioni possiamo obiettare che al v. 2 del Testo Citrinī è definita simile, per sottigliezza, al filo di una ragnatela (lūtā-tantūpameyā), mentre la materia grigia non può essere così definita, perché ha uno spessore ben diverso. Dobbiamo dunque scartare questa ipotesi e ritenere invece o che il canale centrale è la Suṣumṇā, o che questa si trova nel canale centrale e che nel suo interno, o come parte di esso, vi sono due canali di energia ancor più sottili ed impercettibili, detti Vajriṇī e Citrinī. Io propendo per quest’ultima opinione. Nel v. 3 si afferma che la vera natura della Nāḍī Citrinī è pura intelligenza (śuddha-bodha-svabhāvā), intesa come forza della Coscienza. Come dice il v. 1, le tre formano un’unità, ma, considerate separatamente, sono distinte. Sono triplici nel senso che Suṣumṇā, “che è trepida come una donna nella passione”, è un tutto composto di “Sole”, “Luna”, “Fuoco” e dei tre Guṇa. In questo nesso giova notare che la Kṣurikā Upaniṣad [107], la quale parla della Suṣumṇā, prescrive al Sādhaka “di penetrare nella bianca e sottilissima Nāḍī e di guidare il Prāṇavāyu attraverso di essa”. Codeste tre Nāḍī, Suṣumṇā, Vajriṇī e Citrinī, e il canale centrale, o Brahmanāḍī, attraverso il quale passa Kuṇḍalinī nello Yoga qui descritto, sono tutte, in ogni caso, parte del midollo spinale. E come dicono la Śivasaṃhitā e tutte le altre opere sullo Yoga, il resto del corpo dipende dalla Suṣumṇā, essendo essa la principale rappresentante spinale del sistema nervoso centrale. Sembra anche che vi sia qualche ragione per ritenere che le Nāḍī Iḍā e Piṅgalā, o “Luna” e “Sole”, siano i fasci di nervi simpatici rispettivamente a sinistra e a destra della “ardente” Suṣumṇā. È da notare che, secondo una comune nozione ripresa dal nostro Testo, queste Nāḍī, descritte rispettivamente l’una smorta e l’altra rubiconda (v. 1), non giacciono semplicemente lungo il midollo, ma lo attraversano alternativamente da un lato all’altro (vedi v. 1), formando in tal modo, con la Suṣumṇā e coi due petali dell’Ājñā Chakra, la figura del caduceo di Mercurio che, secondo alcuni, le rappresenta. Tuttavia altrove (v. 1) si dice che hanno la forma di archi. Cioè una Nāḍī è unita alla Suṣumṇā ed è congiunta con lo scroto sinistro; sale poi verso un punto presso la spalla sinistra, si flette passando per il cuore, attraversa la spalla destra e continua quindi verso la narice destra. Seguendo un uguale percorso, l’altra Nāḍī, congiunta con lo scroto destro, va alla narice sinistra. Mi è stato suggerito che Iḍā e Piṅgalā siano vasi sanguigni rappresentanti la vena cava inferiore e l’aorta. Ma le opere e lo stesso procedimento Yoga dimostrano che non sono arterie, ma nervi. Quando Iḍā e Piṅgalā raggiungono lo spazio tra le sopracciglia, formano con la Suṣumṇā un triplice nodo appiattito detto Triveṇī, e continuano poi verso le narici. A quanto si è detto, si tratta di quel punto del midollo in cui i nervi simpatici si uniscono, o donde hanno origine.
Rimane ora da considerare la posizione dei Chakra. Sebbene il nostro Testo ne nomini soltanto sei, pare che ve ne siano altri, a quanto afferma, tra gli altri, Viśvanātha nella sua Ṣaṭcakra-Vivṛti; noi pertanto abbiamo menzionato i Chakra Lalanā, Manas, Soma. I sei qui dati sono i principali, ma, meramente, esiste una lunghissima lista di Chakra o Ādhāra, come alcuni li chiamano. In un’opera moderna in sanscrito, intitolata Advaitāmṛtānanda, l’autore ne cita venti [108], nel seguente ordine: 1) Ādhāra, 2) Kuladīpa, 3) Vajra o Yajña, 4) Svādhiṣṭhāna, 5) Raudra, 6) Karāla, 7) Gahvara, 8) Vidyāprada, 9) Trimukha, 10) Tripāda, 11) Kāladaṇḍaka, 12) Ukāra, 13) Kāladvāra, 14) Karaṅgaka, 15) Dīpaka, 16) Ānandalalitā, 17) Maṇipūraka, 18) Nākula, 19) Kālabhedana, 20) Mahotsāha. Poi, senza una ragione apparente, molti altri sono nominati senza numeri, circostanza che, insieme alla stampa difettosa, rende difficile dire in certi casi se il termine sanscrito debba essere letto come una o due parole [109]. Sarebbero, a quanto pare, Parama, Pādukam, Padam (o Pādakam Padam), Kalpajāla, Poṣaka, Lolama, Nadāvarta, Tripuṭa, Kaṅkālaka, Pṛthabhedana, Mahāgranthivirāṭā, Bandhajvalana (stampato Bandhejvalana), Anāhata, Yantrapuṭa (stampato Yatra), Vyomachakra, Bodhana, Dhruva, Kalākandalaka, Kraunca-bheruṇḍa-vibhava, Ḍāmara, Kulapīṭhaka, Kulakolahala, Hālāvarta, Mahādbhaya, Ghorābhairava, Viśuddhi, Kaṇṭham, Uttamam (forse Viśuddhikaṇṭham o Kaṇṭhamuttamam), Pūrnakam, Ūṇā, Kākaputtam, Śṛṅgāṭam, Kāmarūpa, Pūrnagiri, Mahāvyoma, Śaktirūpa. Ma, come dice: «Come può esserci qualche Siddhi per un uomo che non conosce…». Nei Testi (Upaniṣad ed altre) leggiamo di sei Chakra soltanto — cioè quelli in corsivo nella lista di cui sopra, e descritti nei Testi tradotti — e pertanto si dice: «Come può esserci qualche Siddhi per un uomo che non conosce i sei Adhvā, i sedici Ādhāra, i tre Liṅga e i cinque (elementi), il primo dei quali è l’Etere?» [110].
Ho già rilevato che le posizioni dei Chakra in generale corrispondono ai centri spinali delle divisioni anatomiche delle vertebre in cinque regioni; alcuni hanno pure affermato che i Padma o Chakra corrispondono a vari plessi esistenti nel corpo intorno a queste regioni. Diverse ipotesi sono state formulate in proposito. L’autore di un’opera recente [111] identifica i Chakra (cominciando dal Mūlādhāra) con i plessi sacrale, prostatico, epigastrico, cardiaco, laringeo (o faringeo) e cavernoso, ed il Sahasrāra con il midollo. Noteremo di passaggio che quest’ultima ipotesi è assolutamente ingiustificata. Apparentemente si basa sul verso 120 del capitolo V della Śiva Saṃhitā [112], ma, a parer mio, quest’opera non si presta a sostenerla. Altrove lo stesso autore identifica giustamente il Monte Kailāsa con il Sahasrāra, che è senza dubbio la parte superiore del cervello. La posizione anatomica del midollo è sotto quella attribuita all’Ājñā Chakra. Nel libro del Professor Sarkar vi sono delle importanti appendici del Dottor Brojendranath Seal riguardanti, tra l’altro, le idee indu circa la vita vegetale e animale, la fisiologia e la biologia, con alcune relazioni sul sistema nervoso secondo il Charaka e i Tantra [113]. Dopo aver notato che l’asse cerebro-spinale, con il sistema simpatico ad esso collegato, contiene un certo numero di centri e di plessi ganglionari (Chakra, Padma), da cui i nervi (Nāḍī, Śirā e Dhamanī) si irradiano per la testa, il tronco e gli arti, l’Autore scrive, a proposito dei centri ganglionari e dei plessi che formano il sistema spinale simpatico:
«Cominciando dall’estremità inferiore, i centri e i plessi dei sistemi spinale e simpatico collegati possono essere descritti come segue:
1) Il Mūlādhāra Chakra, il plesso sacro-coccigeo a quattro branche, nove angoli (circa sedici centimetri) sotto il plesso solare (Kaṇḍa, Brahmagranthi); fonte di una solida, piacevole estesia; forti sensazioni organiche di riposo. Circa tre centimetri e mezzo sopra di esso e alla stessa distanza sotto il membro virile (Mehana), si trova un centro minore chiamato Agniśikhā.
2) Lo Svādhiṣṭhāna Chakra, il plesso sacro, con sei branche (Dalāni, o petali) interessate nell’eccitazione delle sensazioni sessuali, con l’aggiunta di languore, stupore, crudeltà, diffidenza e disprezzo [114].
3) Il Nābhikanda (corrispondente al plesso solare, Bhānubhāvanam), che forma la grande congiunzione delle catene simpatiche destra e sinistra (Piṅgalā e Iḍā) con l’asse cerebro-spinale. In collegamento con questo vi è il Maṇipūraka, il plesso lombare, con i nervi simpatici connessi, le cui dieci branche [115] contribuiscono a produrre il sonno e la sete e all’espressione di passioni come la gelosia, la vergogna, la paura, lo stupore. 4) L’Anāhata Chakra, probabilmente il plesso cardiaco del sistema simpatico, a dodici branche, connesso con il cuore, sede dei sentimenti di egoismo, speranza, ansietà, dubbio, rimorso, vanità, ecc.
5) Il Bhāratisthāna [116], è il congiungimento del midollo spinale con il midollo oblungo che, mediante nervi come il pneumogastrico, ecc., regola la laringe e gli altri organi dell’articolazione.
6) Il Lalanā Chakra, di fronte all’ugola, che ha dodici foglie (o lobi) e si suppone sia la zona interessata nell’originare sentimenti ed affezioni ego-altruistiche, come cura di sé stessi, orgoglio, affezione, dolore, rimpianto, rispetto, riverenza, contentezza, ecc.
7) La zona moto-sensoriale che comprende due Chakra: a) l’Ājñā Chakra (lett. il cerchio di comando sui movimenti) con i suoi due lobi (il cervelletto); b) il Manas Chakra, il sensorio, con i suoi sei lobi (cinque sensori speciali per le sensazioni iniziate alla periferia e un sensorio comune per le sensazioni iniziate al centro, come nei sogni e nelle allucinazioni). Le Ājñāvahā Nāḍī, nervi efferenti o motori, comunicano gli impulsi motori alla periferia da questo Ājñā Chakra, centro di comando dei movimenti; i nervi afferenti o sensoriali dei sensi speciali, a coppie, la Gandhavahā Nāḍī (sensorio olfattivo), la Rūpavahā Nāḍī (ottico), la Śabdavahā Nāḍī (auditivo), la Rasavahā Nāḍī (gustativo) e la Sparśavahā Nāḍī (tattile), vanno dalla periferia (gli organi periferici dei sensi speciali) a questo Manas Chakra, la zona sensoriale alla base del cervello. Il Manas Chakra accoglie anche la Manovahā Nāḍī, nome generico per i canali lungo i quali le rappresentazioni d’origine centrale (come nel sogno e nell’allucinazione) giungono al sesto lobo del Manas Chakra.
8) Il Soma Chakra, un ganglio a sedici lobi che comprende i centri nel mezzo del cervello, sopra il sensorio; sede dei sentimenti altruistici e del controllo della volizione; ad es.: compassione, gentilezza, pazienza, rinuncia, inclinazione alla meditazione, gravità, serietà, risoluzione, determinazione, magnanimità, ecc.
Infine, 9) il Sahasrāra Chakra, a mille lobi, parte superiore del cervello con i suoi lobi e circonvoluzioni, sede superiore e specifica del Jīva, l’anima.» [117]
Trattando poi dell’asse cerebro-spinale, del cuore e delle loro rispettive relazioni con la vita cosciente, l’Autore citato così si esprime:
«Vijñānabhikṣu, nel passo ora citato, identifica la Manovahā Nāḍī (veicolo della coscienza) con l’asse cerebro-spinale e le sue ramificazioni, e paragona la figura a una zucca capovolta, con un peduncolo a mille diramazioni pendente all’ingiù. La Suṣumṇā, passaggio centrale del midollo spinale, è il peduncolo della zucca (o una ramificazione). Gli scrittori di Yoga (compresi gli autori dei vari sistemi tantrici) usano il termine in modo alquanto differente. Dal loro punto di vista, la Manovahā Nāḍī è il canale di comunicazione tra il Jīva (anima) e il Manas Chakra (sensorio) alla base del cervello. Le correnti sensoriali sono trasmesse ai gangli sensoriali lungo i nervi afferenti dei sensi speciali. Ma questo non è sufficiente per innalzarle al livello di coscienza discriminativa. Deve ora essere stabilita una comunicazione tra il Jīva (nel Sahasrāra Chakra, cervello superiore) e le correnti sensoriali ricevute dal sensorio, e ciò si effettua per mezzo della Manovahā Nāḍī. Quando le sensazioni hanno origine al centro, come nei sogni e nelle allucinazioni, una Nāḍī speciale (Svapnavahā Nāḍī), che sembra sia solo una diramazione della Manovahā Nāḍī, funge da canale di comunicazione tra il Jīva (anima) e il sensorio. Allo stesso modo l’Ājñā-vahā Nāḍī porta poi i messaggi dall’anima del Sahasrāra (cervello superiore) all’Ājñā Chakra (zona motrice alla base del cervello), messaggi che da lì, lungo i nervi efferenti, sono ritrasmessi in basso alle varie parti periferiche. Posso aggiungere che gli speciali nervi sensori, insieme alla Manovahā Nāḍī, sono chiamati talvolta, con termine generale, Jñānavahā (lett., canale di conoscenza rappresentativa). Fin qui non vi è alcuna difficoltà. Le Nāḍī Manovahā e Ājñā-vahā collegano la zona moto-sensoriale alla base del cervello (Manas Chakra e Ājñā Chakra) con la sede più alta (e speciale) dell’anima (Jīva) nella parte superiore del cervello (Sahasrāra). La prima è il canale che porta in alto i messaggi sensori e l’altra quella che trasmette in basso i messaggi motori. Ma gli sforzi della volontà (Ājñā, Prayatna) sono percezioni coscienti e la Manovahā Nāḍī deve pertanto cooperare con l’Ājñā-vahā per creare la coscienza dello sforzo. Invero, l’attenzione, funzione caratteristica di Manas, per il cui mezzo innalza le percezioni dei sensi al livello di coscienza discriminatrice, implica uno sforzo (Prayatna) da parte dello spirito (Ātmā, Jīva), sforzo di cui abbiamo coscienza attraverso il canale della Manovahā Nāḍī. Ma come spiegare la percezione dello sforzo nei nervi motori? Śaṅkara Miśra, l’autore dell’Upaskāra sui Sūtra di Kaṇāda, dimostra che anche le Nāḍī (compresi i nervi di volizione o motori) sono per se stesse sensitive, e che le loro affezioni sono trasmesse al sensorio dai nervi del senso (interno) del tatto (che sono disseminati tra essi in minute fibrille). Allora la coscienza dello sforzo, in qualunque nervo motore, sia Ājñā-vahā (motore volizionale), sia Prāṇa-vahā (motore automatico), dipende dai nervi tattili (o nervi di sensazione organica) che sono in esso. Pertanto l’assimilazione del cibo e delle bevande compiuta dall’attività automatica dei Prāṇa implica uno sforzo (Prayatna) automatico, accompagnato da una vaga coscienza organica, dovuta al tatto, poiché le minute fibre del senso interno del tatto sono disseminate nel meccanismo dei nervi automatici (le Prāṇa-vahā Nāḍī)».
Le localizzazioni qui fatte devono considerarsi fino a un certo punto di carattere ipotetico. È infatti discutibile, ad esempio, che il centro della gola corrisponda alla carotide, o alla laringe, o alla faringe, oppure a tutti e tre, o che il centro dell’ombelico corrisponda al plesso epigastrico, solare o lombare, l’Ājñā al plesso cavernoso, alla ghiandola pineale, a quella pituitaria, al cervelletto e così via. Per quanto possiamo saperne, al contrario, ogni centro può avere più d’una di queste corrispondenze. Tutto quello che possiamo affermare con una certa sicurezza è che i quattro centri sopra il Mūlādhāra, che è la sede dell’energia direttiva, sono in relazione con le funzioni genito-escretoria, digestiva, cardiaca e respiratoria, e che i due centri superiori (Ājñā e Sahasrāra) denotano varie forme di attività cerebrale sfocianti nel Riposo della pura Coscienza. Dal testo stesso è evidente che per la maggior parte di questi argomenti bisogna contentarsi di fare delle supposizioni, e che opinioni del tutto differenti sono state formulate sulla base di affermazioni trovate nei Tantra e negli altri Śāstra.
Nelle esposizioni su citate vi sono comunque, se bene ho letto, delle affermazioni dalle quali, sebbene generalmente accettate, io dissento. Si dice, per esempio, che il Mūlādhāra Chakra è il plesso sacro-coccigeo, che lo Svādhiṣṭhāna è il plesso sacrale e così via. Dal nostro Testo, per non nominarne altri, appare evidente che i Chakra sono nella Suṣumṇā. Il v. 1 parla dei “fiori di loto nell’interno del Meru (colonna vertebrale)”; poiché la Suṣumṇā li sostiene (i fiori di loto), essa deve necessariamente essere nel Meru. Ciò è detto in risposta a coloro che, forti di un passo del Tantracūḍāmaṇi, suppongono erroneamente che la Suṣumṇā sia all’esterno del Meru. Allo stesso modo il Commentatore confuta l’errore di coloro che, appoggiandosi al Nigamāgama-sāra, suppongono che non solo la Suṣumṇā, ma anche l’Idā e la Piṅgalā siano dentro il Meru. Il v. 2 dice che entro Vajrā (che si trova essa stessa nella Suṣumṇā) vi è Citrinī, nella quale sono incastonati i fiori di loto come se fossero gemme, e che, al pari di un filo di ragno, fora tutti i fiori di loto che sono nell’interno della spina dorsale. Nel medesimo passaggio l’Autore combatte l’opinione, basata sul Kalpa Sūtra, che i fiori di loto siano dentro Citrinī. Questi stanno nella Suṣumṇā; e poiché Citrinī è dentro quest’ultima, essa li perfora ma non li contiene. L’affermazione del v. 51, circa la discussa presenza dei fiori di loto nella o sulla Brahmanāḍī, crea una certa confusione; ma, in realtà, si vuol solo affermare che essi appartengono a questa Nāḍī perché sono nella Suṣumṇā, di cui la Brahmanāḍī costituisce il canale centrale. Il commentatore Viśvanātha, citando l’Āyurveda Tantra, dice che tutti e sei i fiori di loto sono attaccati alla Citrinī Nāḍī (Citrinī-grathitam). Da tutto ciò possiamo trarre la conclusione che i fiori di loto sono nella colonna vertebrale entro la Suṣumṇā e non nei plessi nervosi che la circondano. Essi si trovano nella spina dorsale come sottilissimi centri vitali di Prāṇaśakti e come centri di coscienza. Posso citare un estratto di un articolo sui “Physical Errors of Hinduism” [118], di cui sono debitore all’opera del Professor Sarkar: “I nostri lettori sarebbero davvero sorpresi nell’udire che gli Indi, che non toccano mai un cadavere e tanto meno lo sezionerebbero, possano avere una qualsiasi minima nozione di anatomia. Sono i Tantra che ci forniscono certe straordinarie informazioni sul corpo umano… Ma di tutti gli Śāstra indiani esistenti, i Tantra sono i più oscuri… La teoria tantrica sulla quale si fonda il ben noto Yoga chiamato "Ṣaṭcakrabheda" presuppone l’esistenza di sei principali organi interni chiamati Chakra o Padma, che hanno tutti una somiglianza speciale con quel famoso fiore, il loto. Essi sono situati uno sopra l’altro e collegati da tre catene immaginarie, simboli del Gange, della Yamunā e della Sarasvatī. Gli Indiani sono così ostinatamente attaccati a queste nozioni errate che, anche se dimostriamo loro con dissezioni che effettivamente nel corpo umano non esistono codesti Chakra immaginari, preferiranno ricorrere a scuse prive di senso comune piuttosto che riconoscere per vero quello che vedono con i loro stessi occhi. Arrivano a dire, con impareggiabile sfacciataggine, che questi Padma esistono finché l’uomo vive, ma spariscono nel momento in cui muore”. Pure, questo è giustissimo, perché non possono sussistere in un corpo dei centri coscienti e vitali quando muore l’organismo che tengono unito. Proprio una conclusione contraria potrebbe essere davvero tacciata di “sfacciata” stupidità [119].
L’Autore del libro dal quale cito questo brano dice che, sebbene non sia possibile identificare questi Chakra in maniera soddisfacente, pure i Tantrici devono averne avuto nozione dalla dissezione. Per dire questo egli deve riferirsi alle regioni fisiche che, sul piano grossolano, corrispondono ai Chakra stessi e sono governate da essi che, in quanto centri sottili, vitali e coscienti del midollo spinale, sono invisibili a tutti, salvo allo Yogi [120]. Tali centri esistono mentre il corpo vive, ma spariscono quando la vitalità (Prāṇa) abbandona il corpo come parte del Liṅgaśarīra.
Pertanto, a parer mio, è un errore identificare i Chakra con i plessi fisici che abbiamo nominato. Questi ultimi fanno parte del corpo grossolano, mentre i Chakra sono centri vitali estremamente sottili delle varie attività tāttviche. In un certo senso, possiamo collegare con questi centri sottili le parti corporee grossolane che l’occhio può vedere, come i plessi ed i gangli, ma collegare o stabilire relazioni e identificare sono cose ben diverse.
Note
102. ^ Sammohana Tantra, II, 7; o, secondo il Tripurāsārasamuccaya, citato al v. 1, dalla testa all'Ādhāra.
103. ^ Vedi post.
104. ^ E non sopra, come ho scritto nell'Introduzione al Mahānirvāṇa Tantra, p. LXII. Dopo una ulteriore riflessione, penso che la posizione definita nel Testo sia esatta, sebbene i due Chakra non siano affatto molto vicini.
105. ^ Vedi Śiva-Saṃhitā, II, 6.
106. ^ Ib., Cap. II, v. 18.
107. ^ Ed. Ānandāśrama, Serie XXIX, p. 145. Prāṇa non significa qui il respiro grossolano, ma quel che appare tale nei centri respiratori, e che appare altrimenti in altre funzioni e parti del corpo.
108. ^ Brahmānanda Svāmī, nato a Palghat, nel Distretto di Madras, che fu Guru di S.A. il Mahārāja del Kashmir. Il libro è stampato a Jummoo.
109. ^ Comunque, non sono certo che lo stesso autore lo sapesse in tutti i casi. Egli potrebbe aver fatto delle citazioni da alcune liste senza approfondire l'argomento. Secondo me la lista, sotto certi aspetti, è compilata senza discernimento — ad es., a parte le note tra parentesi nel testo, Kāmarūpa e Pūrṇagiri sono Pīṭha, mentre gli altri, Jālandhara e Auḍḍīyāna, non sono nominati. Nell'ultima citazione l'autore traccia una distinzione tra Chakra e Ādhāra.
110. ^ I sei Adhvā sono Varṇa, Pada, Kalā, Tattva, Bhuvana e Mantra. I sedici Ādhāra sono nominati nel Commento al v. 33 del Testo; gli elementi sono anche descritti nel Testo. I tre Liṅga sono Svayambhū, Bāṇa e Itara, e ne tratta ugualmente il Testo.
111. ^ The Positive Background of Hindu Sociology, del Prof. Benoy Kumar Sarkar.
112. ^ Pag. 54 della traduzione di Śrīśa Candra Vasu, a cui mi riferisco seguendo l'esempio dell'Autore citato. Comunque la traduzione non rende giustizia al testo, anzi si prende delle libertà. Infatti una larga parte ne è stata omessa senza una parola o un avvertimento; inoltre a pag. 14 si afferma che Kuṇḍalinī ha “la forma dell'elettricità”. Questa affermazione non è giustificata dal testo e, secondo lo Śāstra, Kuṇḍalinī non è affatto pura elettricità.
113. ^ Sia l’opera del Prof. Sarkar sia le Appendici del Dott. Seal sono interessanti e pregevoli; raccolgono un numero considerevole di dati importanti della geografia, etnologia, mineralogia, zoologia, botanica in India, e della fisiologia, meccanica ed acustica indù. Queste Appendici sono state in seguito ristampate a parte sotto il titolo: Positive Sciences of the Hindus.
114. ^ Queste e le altre cosiddette Vṛtti sono enumerate nell’Introduzione alla mia prima edizione del Mahānirvāṇa Tantra.
115. ^ Cioè i petali.
116. ^ Questo è il nome del Viśuddha Chakra quale dimora della Dea del Linguaggio (Bhāratī).
117. ^ L’autore citato si riferisce al Jñāna Saṅkalinī Tantra, al Saṃhitāratnākara, e, per le funzioni dell’Ājñāvahā Nāḍī e della Manovahā Nāḍī, all’Upaskāra di Śaṅkara Miśra.
118. ^ Pubblicato nel Vol. XI, pp. 436-440, della Calcutta Review.
119. ^ Questo ricorda la storia di quel dottore materialista che diceva di aver fatto centinaia di esami post-mortem, ma di non aver mai trovato traccia dell’anima.
120. ^ Così si dice: Tāni vastūni tanmātrādīni pratyakṣaviṣayāṇi (Cose, come il Tanmātra ed altre, sono oggetto di percezione immediata soltanto per gli Yogī). Uno Yogī "vede" i Chakra con il suo occhio mentale (Ājñā). Per gli altri essi sono materia di deduzione (Anumāna).