Il seguente testo è tratto dal quinto capitolo del libro di Arthur Avalon intitolato Il Potere del Serpente, nel quale parla della Kundalini e dei Chakra. Il libro, pubblicato da Edizioni Mediterranee, si può scaricare liberamente da Archive.org al seguente link: Arthur Avalon - Il Potere del Serpente.
Capitolo V: I Centri (Chakra) o Fiori di Loto (Padma)
A questo punto siamo in grado di passare a considerare i Chakra, che possono essere brevemente definiti come centri sottili di azione, nel corpo, delle Śakti o Potenze dei vari Tattva o Principi che costituiscono le guaine corporee. Così i cinque Chakra inferiori, dal Mūlādhāra al Viśuddha, sono i centri dei Bhūta, le cinque forme della materia sensibile. L’Ājñā e gli altri Chakra situati nella regione tra l’Ājñā e il Sahasrāra sono i centri dei Tattva che costituiscono le guaine mentali, mentre il Sahasrāra, o fiore di loto dai mille petali alla sommità del cervello, è la sede beata di Parama-Śiva-Śakti che è lo stato di pura Coscienza.
Una descrizione dei Chakra implica, in primo luogo, una trattazione di anatomia e fisiologia occidentali dei sistemi nervosi centrale e simpatico; in secondo luogo, una trattazione della concezione tantrica del sistema nervoso e dei Chakra; infine la correlazione, fin dove è possibile, dei due sistemi dal punto di vista anatomico e fisiologico, il resto essendo, generalmente, peculiare all’occultismo tantrico.
La teoria tantrica riguardante i Chakra e il Sahasrāra concerne, dal punto di vista fisiologico, l’aspetto Bhogāyatana, il sistema spinale centrale che comprende il cervello o encefalo, contenuto nel cranio, e il midollo spinale, contenuto nella colonna vertebrale (Merudaṇḍa). È da rilevare che, come vi sono cinque centri (Chakra) descritti qui di seguito, la colonna vertebrale stessa si divide in cinque regioni che sono, a cominciare da quella più bassa: quella del coccige, costituita da quattro vertebre imperfette, spesso riunite in un solo osso chiamato coccige; la sacrale, che consta di cinque vertebre unite insieme a formare un unico osso, l’osso sacro; la lombare, o regione dei reni, costituita da cinque vertebre; la dorsale, o regione toracica, formata da dodici vertebre; e la cervicale, o regione del collo, formata da sette vertebre. Come mostrano le sezioni, la colonna vertebrale ha caratteristiche differenti nelle differenti regioni. All’ingrosso, queste corrispondono alle regioni assegnate al controllo e al comando dei centri Mūlādhāra, Svādhiṣṭhāna, Maṇipūra, Anāhata e Viśuddha, i cinque Chakra o Fiori di Loto.
Il sistema centrale è collegato con quello periferico mediante i trentun nervi spinali e i dodici nervi cranici, che sono sia afferenti sia efferenti, cioè sensoriali e motori, secondo che provochino la sensazione o stimolino l’azione. Dei nervi cranici, gli ultimi sei provengono dal bulbo spinale (midollo) e gli altri sei, eccetto i nervi olfattivi e ottici, dalle parti del cervello situate di fronte al bulbo. Gli autori delle scuole Yoga e Tantra usano di preferenza il termine Nāḍī per i nervi. Si è anche detto che quando parlano delle Śirā, intendono i nervi cranici e non usano mai tale termine per indicare le arterie, come si fa nelle pubblicazioni mediche [1]. Bisogna comunque notare che le Nāḍī dello Yoga non sono i comuni nervi materiali, ma linee direttive sottili lungo le quali si trasmettono le forze vitali.
I nervi spinali, uscendo dai fori intervertebrali, entrano in comunicazione con le corde gangliari del sistema nervoso simpatico, che giacciono su ciascun lato della colonna vertebrale. Il cordone spinale, nell’uomo, parte dal bordo superiore dell’atlante, al di sotto del cervelletto, passa nel midollo, e finalmente si apre la via nel quarto ventricolo del cervello, discendendo alla seconda vertebra lombare dove si affina in un punto chiamato filum terminale. Mi è stato detto che recenti indagini microscopiche fatte dal dottor Cunningham hanno rivelato l’esistenza di una materia grigia altamente sensitiva contenuta nel filum terminale, che per l’innanzi si riteneva fosse formato semplicemente di midollo fibroso. Ciò è importante, data la posizione attribuita al Mūlādhāra ed alla Potenza del Serpente.
Il midollo si prolunga in questo filum terminale per una lunghezza variabile e termina bruscamente. Dentro la rivestitura ossea vi è il midollo, che è un composto di materia cerebrale grigia e bianca; la grigia è la parte interna a differenza di quel che avviene nell’encefalo. Il midollo si divide in due metà simmetriche unite da una sutura, nel cui centro vi è un sottile canale chiamato canale centro-spinale (nel quale è la Brahmanāḍī), che si ritiene essere il resto del condotto vuoto sviluppatosi in midollo e cervello [2]. Questo canale contiene il liquido cerebro-spinale. Vista longitudinalmente, la materia grigia forma una colonna che si estende per l’intera lunghezza della colonna vertebrale, ma varia in larghezza.
Nella regione lombare e in quella cervicale vi sono degli allargamenti speciali, dovuti principalmente a una maggiore quantità di materia grigia in questi punti. Ma lungo l'intera colonna vertebrale la materia grigia abbonda specialmente alle congiunzioni dei nervi spinali, così che si nota una disposizione a collana, più evidente nei vertebrati inferiori e corrispondente alla catena ventrale gangliare degli invertebrati [3]. La materia bianca consta di fasci o colonne di fibre nervose. Nel bordo superiore dell’atlante, o prima vertebra cervicale, il midollo spinale passa nel midollo allungato sotto al cervelletto. Il canale centrale si apre nel quarto ventricolo del cervello. Il cervelletto è uno sviluppo della parete posteriore dell'ultima delle tre primarie dilatazioni del canale cerebrospinale embrionale, mentre il quarto ventricolo è costituito da ciò che resta della cavità originaria. Al di sopra abbiamo il cervello, che, con le parti inferiori, costituisce la parte superiore allargata e molto modificata dell’asse nervoso cerebro-spinale.
Il midollo spinale non è solo un canale conduttore tra la periferia e i centri sensitivi e volitivi, ma è altresì un centro o un gruppo di centri indipendente. Vi sono vari centri nel midollo spinale che, sebbene considerevolmente autonomo, è collegato con i centri superiori dai fasci longitudinali di congiunzione [4]. Tutte le funzioni attribuite principalmente ai centri spinali appartengono anche ai centri cerebrali. Similmente, tutte le "lettere" che sono distribuite sui petali dei fiori di loto esistono nel Sahasrāra.
I centri non influenzano solo le combinazioni muscolari interessate nei movimenti volizionali, ma anche le funzioni di innervazione vascolare, di secrezione e simili, che hanno i loro centri prossimi nel midollo spinale. Si ritiene comunque che i centri cerebrali controllino queste funzioni solo in rapporto alle manifestazioni di volizione, di sentimento e di emozione; mentre i centri spinali, con il sistema simpatico subordinato, verrebbero a costituire il meccanismo dell’adattamento inconscio, in accordo con le condizioni variabili degli stimoli, essenziali perché l’organismo continui a vivere.
Il midollo è, inoltre, sia una via di comunicazione tra i centri superiori e la periferia, sia un centro indipendente regolatore di funzioni della massima importanza nel sistema. È da notare che le fibre nervose che portano gli impulsi motori discendenti dal cervello al midollo spinale si incrociano alquanto bruscamente da un lato all’altro nel loro cammino attraverso il bulbo spinale (midollo), fatto che è stato notato nei Tantra, nella descrizione del Mukta Triveṇī. Codesto bulbo è collegato con il cervelletto e con i gangli cerebrali da numerosi fasci afferenti ed efferenti.
Sopra il cervelletto vi è il cervello, la cui attività è associata ordinariamente con la volizione e l’ideazione coscienti e con la produzione dei movimenti volontari. La nozione di Coscienza, che è l’oggetto introspettivo della psicologia, non deve essere confusa tuttavia con quella di funzione fisiologica. Non esiste pertanto un organo della consapevolezza, semplicemente perché la nozione di "Coscienza" non è organica, e non ha niente a che fare con il concetto fisiologico di energia, di cui presenta l’aspetto interiore introspettivo [5].
La Coscienza in sé è l’Ātmā. Il mentale e il corpo, del quale il cervello fa parte, sono ambedue espressioni imperfette o velate di Coscienza, che nel caso del corpo è talmente velata da aver l’apparenza d’incoscienza. Il cervello vivente è costituito da una materia grossolana sensibile (Mahābhūta) animata dal Prāṇa, il principio vitale. La sua materia è stata elaborata tanto da costituire un supporto adatto all’espressione della coscienza nella forma di mentale (Antaḥkaraṇa).
Come non è una proprietà del corpo, la Coscienza non è neppure una semplice funzione del cervello. Il fatto che la coscienza mentale sia influenzata o annullata quando vi è disordine cerebrale, prova che il cervello è necessario perché tale coscienza sia espressa, ma non che la coscienza sia inerente soltanto al cervello o che ne sia una proprietà.
Sui due lati della colonna cerebrale vi è una catena di gangli collegati con la fibra nervosa, chiamata simpatico (Iḍā e Piṅgalā) ed estesa per tutto il corpo, dalla base del cranio al coccige. È in comunicazione con il midollo spinale. Va rilevato che nella regione toracica e in quella lombare vi è un ganglio di ogni catena corrispondente con la massima regolarità a ogni nervo spinale, sebbene molti di essi appaiano mancanti nella regione cervicale; e che, inoltre, larghi fasci di struttura nervosa si trovano nella regione del cuore, dello stomaco e dei polmoni, regioni governate rispettivamente da Anāhata, Maṇipūra e Viśuddha, i tre Chakra superiori dei cinque descritti più avanti.
Dalla catena del simpatico, da ogni lato, le fibre nervose passano ai visceri dell’addome e del torace. Da qui si dipartono anche nervi che ritornano ai nervi spinali, ed altri che passano in alcuni nervi cranici; essi sono così distribuiti tra i vasi sanguigni delle membra, del tronco e di altre parti cui arrivano i nervi spinali o cranici. I nervi simpatici trasmettono principalmente gli impulsi che governano il tessuto muscolare dei visceri e la tunica muscolare delle piccole arterie dei vari tessuti.
Il tono dei vasi sanguigni è mantenuto appunto per mezzo del simpatico, mercé l'azione del centro vaso-motore del midollo spinale. Tuttavia il simpatico riceve dal sistema nervoso centrale gli impulsi che poi distribuisce; questi non sorgono dal simpatico stesso. Gli impulsi nascono nel midollo spinale dalle radici anteriori dei nervi spinali ed, attraverso corte diramazioni, passano nelle catene simpatiche. L'attività dei sistemi simpatici controlla ed influenza la circolazione, la digestione e la respirazione [6].
La struttura anatomica del sistema nervoso centrale è intricatissima, e gli eventi che hanno luogo in quella confusione di fibre, cellule e fibrille sono, d'altronde, ancora quasi sconosciuti [7]. Si è dovuto riconoscere pertanto che, riguardo alla descrizione della fisiologia del sistema nervoso centrale, non possiamo fare per il momento se non poco più che tracciare le vie attraverso le quali gli impulsi potrebbero passare da una parte all'altra del sistema, e dedurre dalle connessioni anatomiche, con maggiore o minor probabilità, la natura dei nessi fisiologici che le sue parti formano tra di loro e con il resto del corpo [8].
Generalmente si dice, tuttavia, che non v'è ragione di supporre che nel sistema centrale vi siano dei centri nervosi collegati in modo speciale a speciali meccanismi sensoriali, secretori o motori; e che dei centri, come quello genito-spinale, esistano in una determinata parte del midollo spinale per una determinata azione fisiologica. È l'aspetto sottile di tali centri come espressioni di Coscienza (Caitanya), manifestato nelle varie forme di Māyā-Śakti, che chiamiamo qui Chakra.
Attraverso conduttori intermedi essi sono collegati con gli organi grossolani della generazione, della minzione, della digestione, dell'attività cardiaca e della respirazione, in ultima analisi collegati, rispettivamente, con i Chakra Mūlādhāra, Svādhiṣṭhāna, Maṇipūra, Anāhata e Viśuddha, esattamente come si ritiene che regioni dei centri superiori siano in relazione speciale, se non esclusiva, con i processi percettivo, volizionale e ideativo.
Dopo questo breve preliminare in termini di fisiologia ed anatomia occidentali, passiamo ad una descrizione dei Chakra e delle Nāḍī (nervi); poi tenteremo di stabilire una relazione tra i due sistemi.
I condotti della forza prāṇica o vitale sono i nervi chiamati Nāḍī, che, si pensa, esistono a migliaia nel corpo. "Come vi sono fibre sottili nella foglia dell'albero di Aśvattha (Ficus religiosa), così il corpo è permeato di Nāḍī" [9].
Nel v. 2 del nostro testo si dice che Nāḍī deriva dalla radice nad, che significa "moto". In esse infatti si muove il Prāṇa. Il Bhūtaśuddhi Tantra ne enumera 72.000, il Prapañcasāra Tantra 300.000, la Atire Saṁhitā 350.000; ma qualunque sia la loro cifra totale, soltanto un numero limitato di esse ha importanza.
Alcune sono Nāḍī grossolane, come i nervi fisici, le vene e le arterie, noti alla scienza medica. Ma non hanno tutte questo carattere grossolano, fisico e visibile. Come ogni altra cosa, esse esistono in forme sottili e sono conosciute come Yoga-Nāḍī. Possiamo definire queste ultime come canali sottili (vivara) dell'energia prāṇica o vitale. Come abbiamo detto, le Nāḍī sono i condotti del Prāṇa; attraverso esse scorrono le due correnti solare e lunare.
Se potessimo vederle, il corpo apparirebbe come quelle carte geografiche che indicano le varie correnti dell’oceano. Sono queste le vie che percorre la Prāṇa-Śakti. Come elemento vitale, esse appartengono perciò alla scienza della vita e non allo Śāstra della medicina (Vaidya-śāstra).
Donde l'importanza della Sādhanā, che consiste nella purificazione fisica del corpo e delle sue Nāḍī. La purezza del corpo è necessaria, se si vuole ottenere la purezza della mente nel pieno significato indù. La purificazione delle Nāḍī è forse il fattore principale negli stadi preliminari di questo Yoga, poiché, se la loro impurità impedisce l'ascesa di Kuṇḍalinī-Śakti, la loro purezza invece la facilita.
Questo è il lavoro del Prāṇāyāma (vedi oltre).
Di codeste Nāḍī le principali sono quattordici, e di queste quattordici le più importanti sono Iḍā, Piṅgalā e Suṣumṇā. La più grande di queste tre è Suṣumṇā, a cui tutte le altre sono subordinate; infatti, per la potenza dello Yoga (Yogabala), fa passare attraverso Suṣumṇā il Prāṇa, di Cakra in Cakra, fino a fargli abbandonare il corpo attraverso il Brahmarandhra. Essa si trova all'interno dell'asse cerebro-spinale, il Merudaṇḍa o colonna vertebrale, nella posizione assegnata al suo canale interno, e si estende dal plesso basale, il centro tattvico chiamato Mūlādhāra, al loto dai dodici petali nel pericarpo del Sahasrāra Padma, o loto dai mille petali.
Nell'interno della Suṣumṇā tāmasica color rosso acceso, vi è la brillante Vajrā rājāsica o Vajriṇī Nāḍī, e, dentro quest'ultima, la pallida Citrā sāttvica o Citrinī, donde stilla il nettare. Quella contenuta nell'interno di quest'ultima si chiama Brahmanāḍī. Si dice che la prima è simile al Fuoco (Vahnisvarūpā), la seconda al Sole (Sūryasvarūpā) e la terza alla Luna (Candrasvarūpā) [10]. Esse rappresentano il triplice aspetto dello Śabdabrahman. L'apertura alla fine della Citrinī Nāḍī è detta la porta del Brahman (Brahmadvāra), perché attraverso di essa passa, nella sua ascesa, la Devī Kuṇḍalī [11]. Lungo quest'ultima Nāḍī, conosciuta quale Kula Mārga o "Strada Reale", si guida la Śakti Kuṇḍalinī come qui appresso descritto.
All'esterno di questo nervo vi sono due Nāḍī, la pallida Iḍā o Śaśinī (Luna) e la rossa Piṅgalā o Mihira (Sole), che sono in relazione con il respiro che si alterna dalla narice destra alla sinistra e viceversa [12]. La prima, che è "femminile" (Śaktirūpā) ed incarna il nettare (Amṛtavigrahā), è a sinistra, e la seconda, che è "maschile", essendo della natura di Rudra (Raudrātmikī), è a destra. Ambedue indicano il Tempo o Kāla, e Suṣumṇā divora Kāla: per tal via si entra nell'atemporalità.
Le tre Nāḍī sono note anche come Gaṅgā (Iḍā), Yamunā (Piṅgalā) e Sarasvatī (Suṣumṇā), dai nomi dei tre fiumi sacri dell'India. Il Mūlādhāra è il punto d'incontro dei tre "fiumi" e perciò è chiamato Yuktatriveṇī. Procedendo dal fiore di loto Ādhāra, si alternano da destra a sinistra e da sinistra a destra, girando così intorno ai fiori di loto. Altri invece affermano che la loro posizione sia quella di due archi posti ai due lati del midollo spinale. Un medico indiano, mio amico, mi diceva che queste due teorie non sono contrastanti, ma rappresentano posizioni differenti a seconda che Iḍā e Piṅgalā siano all'interno o all'esterno del midollo spinale.
Quando poi raggiungono lo spazio tra le sopracciglia, conosciuto come Ājñā Cakra, entrano nella Suṣumṇā, formando un triplice nodo chiamato Muktatriveṇī. I tre "fiumi", che si riuniscono in questo punto, se ne allontanano scorrendo separatamente e per questo motivo l'Ājñā Cakra si chiama Muktatriveṇī. Dopo la separazione, la Nāḍī che proveniva dal testicolo destro va alla narice sinistra, e quella proveniente dal sinistro va alla narice destra.
Si è detto che la distinzione fatta tra il "Sole" che riscalda e la "Luna" che rinfresca è quella che esiste tra la fase negativa e quella positiva, essendo la forza positiva e la forza negativa presenti in ogni forma di attività. Secondo questo punto di vista, Piṅgalā è il canale della corrente solare positiva e Iḍā quello della corrente lunare negativa. Come abbiamo visto, vi sono anche Nāḍī interne solari e lunari nell'ardente Suṣumṇā, dove si incontrano le due correnti.
Questi non sono che esempi microcosmici del più vasto sistema della materia cosmica, che in ogni sua parte è composta dai tre Guṇa (Triguṇātmaka) e dai tre Bindu, che sono il Sole, la Luna e il Fuoco.
A proposito dei fasci e delle fibre nervose, dei nervi cranici e spinali, e dei nervi simpatici collegati, il dottor Brojendranath Seal dice: Secondo coloro che hanno scritto sullo Yoga, tutte le śirā e quelle dhāmanī che non hanno la funzione di veicoli di corrente vitale, di fluido metabolico, di linfa, chilo o sangue, sono nervi cranici che dal cuore vanno al cranio, attraversando il midollo spinale. Questi nervi cranici includono delle coppie per la laringe e la lingua, per la comprensione e l'uso della parola, per alzare le palpebre ed abbassarle, per piangere, per le sensazioni dei sensi speciali, ecc., riproduzione confusa e poco acuta della classificazione di Suśruta. Ma l'enumerazione dei nervi spinali con la catena simpatica e i gangli connessi è un netto progresso rispetto alle idee dei vecchi anatomisti [13].